News

GEA NEWS – La newsletter della cooperativa sociale GEA

NUMERO 3 – APRILE 2017

 

 

SOMMARIO

In questo numero:

-Evento del 6 marzo 2018. Avviata la raccolta fondi con Lions club Mestre Host per lo Sportello Assistenza a persone senza dimora o in situazione di grave marginalità realizzato da cooperativa sociale Gea

– “L’essenziale è invisibile agli occhi.  La storia, il significato e l’impegno dello Sportello Legale volontario ”Marco Giacomini”

a cura dell’avvocato Giorgia Masello, vice presidente di Gea

-Dal 2014 al 2017 sono oltre 1200 i contatti attivati dallo Sportello di Gea e 222 le pratiche legali avviate. I segni della crisi: un italiano su tre a rischio di povertà ed esclusione sociale

 di Nicoletta Benatelli

 

GRANDE SUCCESSO DELLA SERATA LIONS IN MEMORIA DELL’AVV. MARCO GIACOMINI. AVVIATA UNA RACCOLTA FONDI A SOSTEGNO DELLO SPORTELLO LEGALE DI COOPERATIVA SOCIALE GEA PER PERSONE IN SITUAZIONE DI GRAVE MARGINALITA’ E/O SENZA DIMORA

Grande successo per la serata del 6 marzo scorso organizzata dal presidente del Lions club Mestre  Host Federico Lisiola e dall’avvocato Mauro Pizzigati per ricordare la figura dell’avvocato Marco Giacomini, prematuramente scomparso nel 2009, all’età di 43 anni.

Avviata da Lions club Mestre Host una raccolta fondi per lo Sportello di Gea

L’incontro, tenutosi al park hotel Ai Pini a Mestre, ha avuto anche l’obiettivo di raccogliere fondi per lo Sportello Assistenza Legale persone in situazione di grave marginalità e/o senza dimora, realizzato da Cooperativa Sociale Gea. Dal 2015 lo Sportello – intitolato alla memoria di Marco Giacomini – non riceve più sostegno dal Comune di Venezia, ma è completamente autofinanziato con raccolte fondi tra privati.

La Camera Penale in ricordo dell’avv Marco Giacomini

Alla serata hanno partecipato anche Edda Giacomini, madre di Marco, e la presidente della Camera Penale di Venezia, avv Annamaria Marin, con il vice presidente avv Marco Vassallo. “Marco Giacomini è stato un modello di impegno generoso e serio nell’avvocatura – ha ricordato la presidente Marin. – Una dedizione che ha sempre unito professionalità ed umanità. Marco ha voluto sempre stare anche dalla parte degli ultimi”.

La presentazione delle attività dello Sportello

La vice presidente di Gea, avv Giorgia Masello, ha illustrato la qualità degli interventi realizzati dallo Sportello: “Trattare con persone senza fissa dimora significa rendere esercitabili i fondamentali diritti di cittadinanza, unendo la competenza legale all’ascolto umano”. Lo Sportello attivato da Gea ha realizzato, tra il 2014 e il 2017, oltre 1200 contatti, non solo con persone senza dimora, ma anche con persone in situazione di grave marginalità, avviando 222 pratiche legali a tutela dei diritti di cittadinanza. Il servizio conta sull’attività di una educatrice e una decina di avvocati volontari.

L’impegno dell’assessore Simone Venturini

E’ intervenuto alla serata anche l’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Venezia, Simone Venturini, rilanciando i nuovi progetti della Fondazione Casa dell’Ospitalità che saranno attivati per il contrasto a esclusione sociale e grave marginalità. L’assessore ha sottolineato la volontà di  sostenere le attività dello Sportello da parte dell’Amministrazione Comunale.

Ringraziamenti

A fine serata, l’avv Masello ha ringraziato Federico Lisiola, presidente Lions Club Mestre Host per aver promosso ed ospitato l’evento. Un ringraziamento speciale è stato rivolto all’Assessore Simone Venturini, e alla signora Edda Giacomini, madre di Marco, nonché all’avv Mauro Pizzigati, che si è attivato con il suo impegno personale – in nome della sua amicizia con Marco Giacomini –  per realizzare l’iniziativa. E’ stato presente all’incontro anche Pierpaolo Sante, presidente di Cooperativa Sociale Gea.

 


 

L’ESSENZIALE E’ INVISIBILE AGLI OCCHI.

LA STORIA, IL SIGNIFICATO E L’IMPEGNO DELLO SPORTELLO LEGALE VOLONTARIO ”MARCO GIACOMINI”

 

di Giorgia Masello, avvocato, vice presidente cooperativa sociale Gea

 

La mia relazione prende spunto da una frase contenuta ne “Il piccolo Principe” di Saint – Exupéry: “l’essenziale è invisibile agli occhi”. E devo dire che, più ci penso, più mi convinco di questo, mano a mano che il tempo passa e che rivedo, nella memoria, gli anni percorsi dallo Sportello di Assistenza Legale.

 

La storia dello Sportello tra essenzialità ed invisibilità

La storia dello Sportello Legale intitolato a Marco Giacomini è, in effetti, una storia di essenzialità ed invisibilità: spesso, infatti, siamo stati chiamati ad occuparci (vi spiegherò tra poco perché non uso il termine strettamente tecnico “difendere”) di coloro che per il mondo sono, spesso, chiamati “gli invisibili”; persone che non hanno più avuto, a partire da un certo punto della loro vita, la possibilità di essere viste dal mondo, e di vedere il mondo, con gli occhi con cui, solitamente, il mondo vede.

 

Diritti fondamentali, discrimine tra visibilità ed invisibilità

Mi interessa farvi capire di cosa ci occupiamo, di cosa ci siamo occupati (fin da quando Marco Giacomini ha fondato il nostro Sportello, assieme a GEA ed all’Associazione Decimo Binario) e quale sia lo spirito con il quale vorremmo, se ci sarà possibile, continuare ad operare.

E ‘vero, noi ci occupiamo di invisibilità. Ma ci occupiamo anche di essenzialità, ovvero, nello specifico, di diritti fondamentali. Continuo a non usare, volutamente, la parola difendere, ed inizio a spiegarvi perché: molto spesso, quello che le persone invisibili ci chiedono, non è solo, o non tanto, un’attività difensiva in senso stretto, un’attività giudiziale “tecnica”. È anche questo, ma non solo questo. È scendere, come Marco era sceso, a capire le ragioni profonde per cui svolgiamo questa professione, per cui continuiamo ad occuparci di quello che è essenziale. I diritti fondamentali, che costituiscono il discrimine fra la visibilità e l’invisibilità.

 

L’antefatto alla nascita dello Sportello; muore un senza dimora e nessuno ne reclama il corpo

Il titolo della mia relazione ha preso le mosse, però, anche da una favola.

Questo racconto inizia nel peggiore dei modi: lo Sportello è nato da un caso in cui non si era riusciti a dare sepoltura ad un soggetto senza fissa dimora venuto a mancare in strada, senza che nessuno ne reclamasse il corpo. Si muore anche per strada, purtroppo. Si muore di freddo, di malattia, di solitudine, di abbandono.

Di invisibilità, si muore.

Casualmente, fra gli effetti personali di questa persona c’era un bigliettino con i numeri degli operatori dell’allora servizio per persone senza fissa dimora gestito da Cooperativa GEA. Ma nemmeno questo fu sufficiente: nessuno venne contattato, e, dopo mesi e mesi di ricerca degli operatori di GEA, ricerca condotta direttamente di ospedale in ospedale, visto che la persona non dava notizie questa fu ritrovata, in obitorio. Era morta da invisibile, e nemmeno la morte era riuscita a sfumare i contorni di quell’invisibilità.

 

Come proteggere le persone divenute invisibili?

Il problema si poneva, quindi, pressante: l’invisibilità uccide, e gli operatori se ne rendevano conto, in modo sempre più grave, sempre più preoccupante. Come fare? Come riuscire nell’intento di proteggere le persone che nell’invisibilità sono cadute, garantendo l’essenziale, che è invisibile agli occhi, ma che fonda la visibilità per il mondo? Come tutelare i diritti fondamentali dell’uomo, in quanto persona?

 

Un operatore di Gea incontra l’avv Marco Giacomini

Il caso: un altro protagonista delle favole. Un operatore coinvolto in questo tipo di problematiche incontrò, casualmente, Marco Giacomini, che già conosceva: dalla fusione delle idee di Marco con l’operatività ed i problemi che gli operatori avevano riscontrato, nacque l’idea di porre le basi per un servizio che parlasse di ciò che è invisibile agli occhi, ma essenziale: che partisse dai diritti, per parlare di diritti.

 

Viene fondata l’associazione Decimo Binario sotto il patrocinio di Gea

Inizialmente appoggiandosi ad altre realtà già esistenti e, poi, creando un’Associazione specifica (chiamata Decimo Binario) si ideò uno Sportello di assistenza legale innovativo, che non prevedesse solo il rapporto strettamente professionale fra avvocato e cliente ma la figura, fondamentale, di un educatore che, fungendo da filtro, aiutasse l’avvocato a rapportarsi con una realtà composita, dalle mille sfaccettature, con competenza e professionalità.

Sì, perché spesso non arriva solo una richiesta di assistenza tecnica. Arriva una richiesta di aiuto: che è una cosa molto, molto diversa.

Iniziarono, così, in un turbinio di attività (la creazione dell’associazione sotto il patrocinio di GEA, il coinvolgimento di avvocati volontari, i rapporti con l’avvocatura istituzionale dell’epoca) i primi passi dello sportello che, in poco tempo, iniziò a volare. I casi si moltiplicarono, e si prese sempre maggiore coscienza del fatto che, spesso, per uno dei cosiddetti invisibili, avere accesso ai diritti fondamentali, significava non solo, e non tanto, ottenere difesa. Significava di più.

Quello che era invisibile ricominciava, piano piano, a tornare visibile. Attraverso l’essenziale.

 

Lo Sportello  confluisce integralmente  nella cooperativa sociale Gea

Ad un certo punto di questa nostra storia, lo sappiamo, il destino fu avverso: da un lato, Marco non è più con noi, e manca costantemente allo sportello ed a chi lo compone; ci manca il suo impegno, la sua dedizione, la sua mole di idee e la sua concezione di questo progetto. Si proseguì con notevolissimi sforzi, Decimo Binario confluì integralmente in Cooperativa GEA, fino a che i tempi mutarono nuovamente e il servizio, per una parte della sua storia, divenne una realtà non del tutto stabile. GEA iniziò quindi, con tantissimi sforzi, nella ferma volontà di mantenere attivo lo sportello, ad autofinanziare il progetto, avvalendosi di donazioni di tante persone che portavano Marco nel cuore, ma anche mediante diverse iniziative di carattere benefico, come quella che, oggi, ci vede tutti partecipi. Chi l’avrebbe mai detto? L’invisibilità rischiava di travolgere noi pure…

E invece…?

Ecco… non posso raccontarvi il finale di questa favola.

Non posso perché, semplicemente, ci siamo dentro.

Anche oggi, qui con voi, stiamo scrivendo una pagina di questa favola, come Bastian che, ne “La storia infinita”…scriveva un libro nel continuare a leggerlo, e creava, pagina dopo pagina, il meraviglioso mondo dei propri sogni, e della propria fantasia, nonostante le disarmonie del mondo.

La stiamo scrivendo attraverso le esperienze dei volontari e dell’operatore di sportello che, consci di quello che riteneva Marco, e cioè che il sapere dovesse essere messo al servizio di chi a quel sapere poteva non aver avuto accesso, hanno potuto, anche senza di lui, in condizioni proibitive ma nel suo ricordo, comunque riuscire.

 

L’invisibilità travolge anche persone insospettabili: perdita della residenza, mancanza di carta di identità, impossibilità di trovare un lavoro

Scendo, per un istante, nel tecnico: personalmente, ho avuto modo di rendermi conto che l’invisibilità ha travolto persone che un tempo sarebbero state insospettabili, e per problematiche talvolta inimmaginabili.

Chi non è un “addetto ai lavori” di frequente è portato a sottovalutare l’universo di problematiche sotteso alla mancanza di una cosa semplice, ovvia per molti di noi, come la residenza: che è presupposto necessario per la carta d’identità. Mancanza di carta d’identità significa mancato accesso al lavoro.

Mi spiego.

Ad oggi, le modalità di pagamento degli stipendi è scelta delle singole aziende, ma vi assicuro che in contanti i dipendenti non li paga più nessuno. E se io non posso aprire un conto corrente bancario perché non ho una carta d’identità, perché non ho una residenza, vuol dire che non posso avere accesso al lavoro.

E’ facile immaginare cosa questo significhi in termini di dignità dell’essere umano. Viene subito in mente la Costituzione.

E consideriamo: la carta d’identità, per chi, anche umanamente, personalmente, sente di non avere più un’identità, in qualche modo rappresenta il posto nel mondo che non si ha più. Rappresenta dignità. Ha valore. Non è un documento: è molto, molto di più. Per queste persone, recuperare la residenza e accedere alle operatività di base, spesso significa recuperare un bene prezioso: la propria dignità di persona.

 

La violazione dei diritti fondamentali crea voragini dentro alle persone

Nel tempo mi sono resa conto di una cosa: i diritti fondamentali interessano tutte le tipologie di soggetti, e tutti gli ambiti di intervento.

E la violazione dei diritti fondamentali crea sempre le stesse voragini nelle persone.

E non sono voragini che si possono riempire facilmente.

Se aveste modo di parlare con i volontari di sportello sono certa che vi racconterebbero storie scollate da quello che, nell’immaginario collettivo, è il “senza tetto”, il “clochard”, il “senza fissa dimora”, alle volte un po’ bohémien o un po’ filosofo: vi racconterebbero di casi di persone di buona cultura, provenienti da una cerchia sociale spesso anche prestigiosa: persone che avevano una vita, e persone che poi l’hanno persa.

Vi racconterebbero di richieste di aiuto: ma quasi sempre, occuparsi di problematiche tecnico giuridiche quando la persona che presenta il problema è marginalizzata, crea già di per sé una “bolla” all’interno della quale tutte le armi possono sembrare un po’ spuntate. Anche i tecnicismi

più basilari. Vi racconterebbero che è difficile rapportarsi con un cliente tanto particolare come quello che, una volta, aveva ciò che normalmente si ha: una casa, un lavoro, una famiglia. E che poi ha perso tutto.

 

Il ruolo cruciale dell’educatore per rispondere alle richieste di aiuto

E’ anche per questo che, nell’intuizione che fu dei fondatori, lo sportello di assistenza prevede la presenza di un educatore / filtro che aiuti anche chi, come noi avvocati, è chiamato ad aiutare nella consapevolezza di non avere, dal punto di vista tecnico / psicologico, le competenze per guardare dentro l’abisso dell’anima di queste persone. Posso dire che non c’è problema giuridico da risolvere in quest’ambito che non sia sovrastato da una grande, complessissima, problematica di carattere umano. Una problematica spesso invisibile, come chi la vive.

 

L’attività degli avvocati volontari di fronte a una umanità messa a dura prova

I volontari di sportello vi racconterebbero la difficoltà di rapportarsi con chi psicologicamente nega anche solo di aver bisogno di aiuto. E, però, contemporaneamente lo chiede. Lo chiede ma non ha il coraggio di pronunciare la parola aiuto. Lo chiede, ma non ha la forza di porsi di fronte ai propri insuccessi, alle proprie sfortune. Talvolta, anche di fronte ai propri errori. E questa vergogna di fondo, questa insicurezza e paura latente, pone di frequente la persona nella condizione di non essere aiutata compiutamente, perché molte cose non si riescono a dire. Non si vogliono dire. Dal punto di vista pratico, non si vogliono dare all’avvocato i documenti. Gli elementi per predisporre la difesa o, più spesso, anche solo un semplice consiglio tecnico, un orientamento di massima.

Vi racconterebbero di tantissimi casi di separazioni che diventano problemi esistenziali, perché non si riesce a far fronte a ciò che prima, diversamente, si riusciva ad assicurare a coniuge e figli e che spesso sfociano in vere e proprie emergenze abitative.

Vi racconterebbero di casi di sovraindebitamento non causato da una malaccorta incapacità di gestione del denaro, ma da una totale incapacità di gestione del completo crollo della propria esistenza.

Vi racconterebbero di reti familiari frantumate. Di veri e propri “rifiuti” psicologici di ammettere ed accettare la propria situazione, o di problematiche mentali nate a causa ed in concomitanza con il crollo della propria capacità economica.

Vi racconterebbero di emergenze abitative, sfratti, difficoltà di comunicazione, di mancanza di fiducia nello stesso avvocato a volte perché, per paura, o per vergogna, l’invisibilità fa perdere fiducia un po’ in tutto quello che circonda.

 

Creare rapporti di fiducia anche in condizioni estreme

Ma l’essenziale, è invisibile agli occhi: ed ecco perché lo sforzo quotidiano dello sportello nel rapporto con queste persone è cercare di porre in essere innanzitutto un rapporto di fiducia. Non è sempre facile, ma ci si rende conto che quasi sempre è il primo, talvolta il solo, mattone saldo su cui si può poggiare un serio rapporto professionale, da svolgersi con preparazione e competenza anche in condizioni che, a volte, risultano proibitive.

E’ questo, il nostro progetto.

Era questo, il progetto di Marco.

Quando ho iniziato a rapportarmi con lo sportello, agli albori della mia vita professionale, ho capito che dovevo prima di tutto combattere una battaglia molto seria con me stessa: non solo contro i miei pregiudizi, che pure c’erano, ma anche contro la tendenza, a mio avviso tipicamente da giurista, a ricacciare ed inquadrare le problematiche che mi si presentavano solo nelle categorie

del diritto. In quella turris eburnea delle forme pure in cui chi fa il nostro lavoro talvolta tende ad arroccarsi. In tanti anni di rapporto con i soggetti in condizioni di marginalità mi sono resa conto che di puro, di adamantino nelle problematiche di queste persone spesso c’è molto poco. Non c’è nulla di evidente, nulla che balzi agli occhi sin da subito. La grande sfida che abbiamo di fronte è proprio la ricerca del problema, nell’invisibilità, nella nebbia del diritto negato: che offusca tutto, e che rende spesso difficile individuare la strada. La ricerca di un equilibrio costante fra l’empatia che serve per comprendere, e che spesso umanamente si crea, e la doverosa distanza del tecnico, che deve saper discernere, valutare, e talvolta, in scienza e coscienza, pronunciare pareri negativi, molto spesso a tutela dello stesso cliente. Che, però, a tali risposte, spesso ha la sensazione di scivolare nuovamente nell’invisibilità e di essere stato, ancora una volta, tradito.

 

Impegnarsi a sostegno di chi chiede soprattutto dignità e tutela dei propri diritti

Ma la nostra è una favola, e le favole puntano sempre al lieto fine. La nostra favola oggi continua, sebbene tra mille difficoltà, sulle ali di un progetto che, ci auguriamo, potrà continuare a portare avanti il sogno di chi, un giorno, ha pensato che l’invisibilità poteva anche essere affrontata, metabolizzata, vinta. Con l’impegno. Con la competenza. Con il sapere, messo al servizio degli altri.

Non si tratta di assistenzialismo, o buonismo, con un brutto termine, tipico di questa nostra epoca feroce. Si tratta di impegnarsi. Nel quadro della difesa, qui sì, di una vita, anche quando nessuno ci scommetterebbe più un soldo, su quella vita. Personalmente, pochissime volte nella mia esperienza con i cosiddetti “invisibili” ho avuto l’impressione di avere davanti qualcuno che richiedesse assistenza. Nella stragrande maggioranza dei casi, cercavano dignità. Ho visto molte lacrime, ho stretto molte mani, ho ascoltato molte storie. Non una sola volta, ho avuto l’impressione, come professionista e come essere umano, di uscire da un colloquio con qualcosa in meno di quanto non avessi prima. Uscivo sempre con qualcosa di più. Sempre.

 

Non si vede bene che con il cuore

Marco diceva che impegnarsi in questo tipo di attività lo faceva stare bene. Credo non ci siano parole migliori delle sue, per scrivere questa sera un’altra pagina della nostra storia, una pagina che si scrive sì con il diritto, sì, con la competenza, sì con l’impegno: ma che si scrive prima di tutto attraverso la sinergia di tutto questo con la sensibilità di ognuno.

Perché è vero: non si vede bene, che con il cuore. L’essenziale, è invisibile agli occhi.

 


 

ANALISI UTENZA SPORTELLO ASSISTENZA LEGALE GEA 2014 – 2017. LA CRISI COLPISCE SEMPRE PIU’ ITALIANI OVER 50. REALIZZATI OLTRE 1200 CONTATTI E AVVIATE 222 PRATICHE

a cura di Nicoletta Benatelli

Prima di illustrare in dettaglio i dati sull’utenza nel periodo compreso tra il 2014 e il 2017, desidero fare alcune brevi considerazioni che partono dal mio impegno di giornalista che si è sempre rivolto alla questione dirompente dell’emarginazione e dell’esclusione sociale. Ritengo inoltre necessario poi sviluppare anche una riflessione dettagliata sulla gravissima crisi sociale che stiamo vivendo.

Dalla parte degli emarginati, l’incontro con l’abbé Pierre. Per quanto mi riguarda ho iniziato a fare la giornalista sotto il segno dell’abbé Pierre e del suo impegno a favore di poveri ed emarginati. Risale infatti a 24 anni fa, esattamente al maggio del 1994, il mio incontro con il padre cappuccino più famoso di Francia, l’abbé Pierre, che allora, a più di 80 anni, viveva ritirato in una comunità di preghiera ed assistenza nel cuore della Normandia.

La mobilitazione per la solidarietà con gli ultimi e la nascita delle comunità Emmaus. Negli anni Cinquanta l’abbé lanciò una mobilitazione nazionale ed internazionale contro la povertà e in particolare contro gli sfratti che venivano eseguiti d’inverno e che avevano provocato nel 1954 molteplici morti per freddo. L’abbé fu anche deputato dell’assemblea nazionale francese e fondò successivamente le comunità Emmaus in aiuto a poveri e diseredati. L’abbé è stato, a tutti gli effetti, nel Novecento, uno dei paladini della lotta contro povertà ed esclusione sociale, non solo in Francia ma a livello internazionale.  E’ anche grazie a personaggi come l’abbé Pierre che cambiò completamente l’attenzione dell’opinione pubblica, francese ed internazionale, verso le fasce più indigenti della popolazione. Al punto tale che nei decenni successivi si svilupparono servizi sociali d’eccellenza.  Il welfare, in paesi come la Francia, è sempre stato uno dei cardini fondamentali dello stato democratico.

Nel 1993 nasce a Parigi SAMU SOCIAL, un programma di interventi all’avanguardia. Ed è anche proprio sulla scia di una rinnovata visione della lotta alla povertà e all’esclusione sociale che nel 1993 nasce a Parigi  il servizio SAMU SOCIAL che sviluppa un approccio professionale di contrasto all’emarginazione. L’obiettivo del servizio è  portare assistenza alle persone senza domicilio fisso in qualsiasi momento, di notte come di giorno,  e  cercare la risposta più adatta ai bisogni che esprimono. Il metodo consiste nell’andare verso le persone, offrire una accoglienza nelle 24 ore, ricercare soluzioni di  alloggio d’urgenza e favorire l’uscita dalla situazione d’emergenza grazie alle rete di partner del progetto. In ogni caso le persone sono lasciate libere di decidere scegliendo il tipo di progetto di cui entrare a far parte. Questo approccio organizzativo è stato sviluppato in varie città francesi e ha contribuito alla nascita dell’organizzazione non governativa Samu Social International  che è attiva in molte grandi città del mondo.

Nella seconda metà degli anni duemila, scoppia la crisi sociale a livello internazionale. Si è  arrivati alle soglie del 2000 pensando che il millennio a venire si sarebbe aperto con una prospettiva di consolidato benessere diffuso nel mondo occidentale e con la speranza di includere anche i paesi emergenti. Ma non è stato così. Dai primi anni del duemila infatti è iniziata una crisi progressiva che sta riportando indietro di molti decenni la società con un aumento vertiginoso di fenomeni come povertà ed esclusione sociale tra la popolazione occidentale. Una crisi finanziaria, economica, ed anche  di significato, in cui anche le istituzioni vengono travolte da cambiamenti difficili da gestire ed arginare.

 


La povertà in Italia secondo l’Istat. Nel 2016 il 30 per cento degli italiani – oltre 18 milioni di persone – a rischio di povertà ed esclusione sociale

Nel 2016 si stima che il 30 per cento delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale, registrando un peggioramento rispetto all’anno precedente quando tale quota era pari al 28,7.

18 MILIONI DI PERSONE A RISCHIO, OLTRE 5 MILIONI IN PIU’ RISPETTO AL TARGET PREVISTO DELLE STRATEGIE EUROPEE

Secondo l’Istat, nel 2016 erano 18.136 milioni le persone a rischio povertà o esclusione sociale. Numeri che vedono ancora lontani gli obiettivi prefissati dalla Strategia Europa 2020: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto.

 

IN AUMENTO ANCHE NUMERO DI FAMIGLIE DEPRIVATE E A BASSA INTENSITA’ LAVORATIVA

Aumentano sia l’incidenza di individui a rischio di povertà (si è passati dal 19,9 per cento del 2015 al 20,6 del 2016) sia la quota di quanti vivono in famiglie gravemente deprivate (dall’11,5 si è passati al 12,1), così come quella delle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (dall’11,7 per cento al 12,8).

 

IN CRESCITA IL RISCHIO  ANCHE A NORD OVEST E NORD EST

Il Mezzogiorno resta l’area territoriale più esposta al rischio di povertà o esclusione sociale (46,9 per cento, in lieve crescita rispetto al 46,4 per cento del 2015). Il rischio è in generale minore al Nord, sebbene in aumento, nel Nord-ovest (si è passati da 18,5 del 2015 al 21 del 2016) e nel Nord-est (dal 15,9 al 17,1). Nel Centro un quarto della popolazione (25,1 per cento) permane in tale condizione.

PIU’ A RISCHIO LE FAMIGLIE CON CINQUE O PIU’ COMPONENTI MA ANCHE CON UN SOLO COMPONENTE

Le famiglie con cinque  più componenti si confermano le più esposte al rischio di povertà o esclusione sociale (43,7 per cento come nel 2015), ma è per quelle con uno o due componenti che questo indicatore peggiora (per le prime si sale dal 31,6 del 2015 al 34,9 de 2016 mentre  per le seconde si passa dal 22,4  al 25,2).

STABILI POVERTA’ ASSOLUTA E RELATIVA

Per quanto riguarda le stime sulla povertà vengono  distinte due diverse misure: povertà assoluta e povertà relativa, elaborate con due diverse definizioni e metodologie, sulla base dei dati dell’indagine sulle spese per consumi delle famiglie.

QUASI CINQUE MILIONI DI PERSONE IN POVERTA’ ASSOLUTA, L’8 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE

Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742mila individui.

Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui.

L’incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3 per cento, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l’incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9 con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015, quando era pari al 7,6.

I MINORI IN POVERTA’ ASSOLUTA SONO CIRCA 1.292.000 PARI AL 12 PER CENTO

Nel 2016 l’incidenza della povertà assoluta sale dal 18,3 per cento del 2015 al 26,8 del 2016 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell’ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, dal 10,9 per cento del 2015 al 12,5 per cento del 2016, per un totale di 1 milione e 292mila bambini nel 2016.

L’incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (dal 4,2 del 2015 al 5,9) sia di individui (dal 5,6  al 7,3), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (dal 3,3  al 6,4 ).

8 MILIONI E MEZZO DI PERSONE IN POVERTA’ RELATIVA, IL 14 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE

Anche la povertà relativa risulta stabile rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6 per cento delle famiglie residenti (nel 2015 erano il 10,4), per un totale di 2 milioni 734mila. Mentre sono  in povertà relativa 8 milioni 465mila  individui, pari al 14 dei residenti (13,7 nel 2015).

PIU’ POVERE LE FAMIGLIE CON QUATTRO COMPONENTI E SOTTO I 35 ANNI.  PIU’  POVERI ANCHE OPERAI E SOPRATTUTTO DISOCCUPATI

Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1 per cento) o 5 componenti e più (30,9 per cento).

La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6 per cento, se la persona di riferimento è un under35, mentre scende al 7,9 nel caso di un ultra sessantaquattrenne

L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31).

 


 

SPORTELLO GEA. ANALISI DEGLI INTERVENTI PERIODO 2014 – 2107

 

GLI UTENTI SONO IN MAGGIORANZA ITALIANI.

IN AUMENTO  ULTRACINQUANTENNI E ULTRASESSANTENNI.

 

LE RICHIESTE RIGUARDANO CARTA DI IDENTITA’ ED ACCESSO AI SERVIZI, PROBLEMATICHE ABITATIVE E DI LAVORO, DIRITTO DI FAMIGLIA

 

Oltre 50 pratiche avviate ogni anno, 222 tra 2014 e 2017

I dati raccolti mostrano una media di oltre cinquantina di nuove pratiche all’anno, prese in carico anche per lunghi iter, che comportano molteplici incontri.

 

Tra 2014 e 2017, oltre 1200 contatti attivati

Da gennaio 2014 a dicembre 2017, sono oltre 1200 i contatti attivati dallo Sportello assistenza legale nei confronti di persone senza dimora o in situazione di grave marginalità.

E’ importante sottolineare infatti che il servizio non si rivolge soltanto alle persone che vivono ormai per strada, ma anche a soggetti che, pur avendo un domicilio, si trovano in situazione di grave o gravissima marginalità.

 

Un  progetto nato nel 2005 e autofinanziato dal 2015

Il servizio – promosso da cooperativa sociale Gea – è nato nel 2005. Nel primo periodo è stato sostenuto in collaborazione con il Comune di Venezia.

Ma dal 2016 il progetto è totalmente autofinanziato, grazie a fondi propri e a raccolte – realizzate da cooperativa sociale Gea – a cui contribuiscono privati e associazioni.

 

Lo staff: una decina di avvocati volontari e una educatrice

Lo Sportello – intitolato alla memoria dell’avvocato Marco Giocomini – conta sull’attività gratuita di una decina di avvocati per pratiche che si riferiscono ad ambito civilistico, penalistico ed amministrativo.

Negli ultimi anni l’analisi dell’utenza, che si rivolge allo Sportello, mostra con evidenza i segni della crisi sociale in atto.

 

A tutela dei diritti fondamentali della persona

Lo sportello sostiene l’esercizio dei diritti fondamentali della persona senza dimora o in situazione di grave marginalità, limitando in parte gli effetti dell’esclusione sociale tra gli italiani ma anche tra gli stranieri.

L’azione dello Sportello dunque tutela la dignità della persona e il rimanere di questa all’interno del consesso civile, cercando di contrastare, sotto alcuni aspetti, anche i possibili peggioramenti delle condizioni di vita di singoli e di gruppi, già in situazione di grave marginalità, e promuovendo in generale il senso di cittadinanza e la limitazione di eventuali conseguenze devianti.

 

Aumento progressivo degli utenti italiani, maggior numero di donne e di persone over50 e over60

Si conferma infatti, dal 2014 in poi, l’aumento progressivo degli utenti italiani fino ad arrivare ad un netto superamento del numero di utenti stranieri.

Si registra anche un discreto aumento del numero di donne.

Ma l’altro dato che fa riflettere è l’aumento – confermato negli anni – del numero di utenti  con età superiore ai 50 e 60 anni.

 

Sostegno all’esercizio dei diritti di cittadinanza per italiani e stranieri

L’utenza si rivolge allo Sportello essenzialmente per questioni che riguardano diritti di cittadinanza (carta di identità, accesso ai servizi, riconoscimento invalidità, etc), diritto di famiglia (separazione, divorzi, patria potestà, etc) e problematiche legate al lavoro.

La  precarietà abitativa è in forte aumento e comporta la trattazione di questioni che riguardano i bandi delle  case popolari, lo sfratto etc.

Per gli stranieri – in testa gli africani – la questione cruciale invece è il permesso di soggiorno.

 


 

UN CASO EMBLEMATICO, LA STORIA  DI ROSA

 

Si finisce per strada anche se si è donna, soprattutto quando si è colpite da lutti e imprevisti finanziari. Ha effetti particolarmente gravi anche la rottura dei rapporti con la famiglia.

E’ il caso di una utente dello Sportello, una signora di di 57 anni che ora vive per strada e va a mangiare alla mensa per i poveri. Anche il figlio vive per strada. Questa signora, che chiameremo Rosa, non presenta problemi psicologici accertati e sembra in buona salute. Di famiglia agiata, aveva interrotto i rapporti con la famiglia d’origine per dissidi finanziari legati ad un immobile. Poi il marito ha perso il lavoro ed in seguito è deceduto. 

La richiesta specifica avanzata allo Sportello è stata di poter  usufruire della casa di famiglia che non ha mai abitato o essere liquidata della parte di sua proprietà dai famigliari.

L’intervento dello Sportello

La soluzione offerta dallo Sportello è stato un  tentativo di mediazione con i famigliari.

Rosa dice di volere la parte di casa che le spetta, esige ciò che è suo diritto e non vuole altri aiuti.

La conclusione a cui è giunto lo Sportello purtroppo  è che i famigliari non hanno la disponibilità economica per rilevare e liquidare la parte di casa di proprietà della signora.

Inoltre i famigliari continuano a rifiutare ogni rapporto con Rosa.

 


 

ANALISI UTENZA 2017

 

Sono 55 in totale le pratiche avviate nel 2017, mentre in tutto i contatti effettuati – visto che una persona può tornare più volte – sono 258.

 

Per quanto riguarda la tipologia di utenza, si conferma l’andamento che si è evidenziato fin dal 2014: anche nel 2017 la maggioranza degli utenti sono italiani; l’età prevalente è compresa tra i 35 e i 49 anni d’età. Ma ancora una volta è in aumento il numero degli utenti più anziani poiché al secondo e terzo posto si collocano rispettivamente gli utenti oltre i 60 anni di età e oltre i 50 anni.

 

31 contatti età presunta       35-49 anni

9                                             oltre 60 anni

8                                             50-59 anni

6                                             24-34 anni

 

sesso utenti: 36 maschi e 19 femmine

 

provenienza: italiani 22, africani 15, europei 10, asiatici 6

 

Più della metà delle pratiche – ben 32 su un totale di 55 – sono di ambito civilistico. Riguardano quindi orientamento ai servizi ed esercizio dei diritti civili (assistenza sociale, problemi relativi alla carta di identità, accertamento dell’invalidità etc); questioni relative a sfratti e/o locazioni, requisiti per le case popolari (si ricorda che lo Sportello assiste non soltanto persone senza dimora, ma anche in situazione di grave marginalità); diritto di famiglia (separazione, divorzio, assegni di mantenimento, patria podestà); problematiche di lavoro.

 

16 pratiche per questioni di diritto amministrativo: permessi di soggiorno, cittadinanza, fogli di via, procedure esecutive per debiti, violazione codice della strada, documenti di identità, etc.

 

5 pratiche per questioni di diritto penale: reati contro il patrimonio (furto), richiesta di riabilitazione, procedimenti in qualità di persona offesa (aggressioni, minacce, molestie ecc.), etc.

 


 

ANALISI UTENZA 2016

 

Nel 2016 le pratiche aperte sono state 72 (rispettivamente in relazione ad utenza composta da 57 uomini e 17 donne). I contatti complessivi sono stati 381.

 

L’utenza dello Sportello risulta costituita in prevalenza da persone di sesso maschile di età compresa tra i 35 e i 49 anni; seguono, in costante aumento, utenti della fascia di eta compresa tra i 50 e i 59 anni; in preoccupante notevole crescita anche richieste da parte di persone over 60.

Per quanto riguarda la provenienza degli utenti stranieri, la maggioranza è  proveniente dall’Africa. Molti di questi cercano informazioni utili per il rinnovo del permesso di soggiorno.

 


 

ANALISI  UTENZA  2015

 

Lo Sportello ha registrato complessivamente 428 contatti, mentre sono 58 le persone per le quali è stata avviata una pratica legale.

 

In generale le richieste riguardano soprattutto azioni di segretariato sociale, orientamento ai servizi e counseling, ecc.

 

Le motivazioni per cui sono state avviate le 58 pratiche legali riguardano aspetti molto vari: sfratti e problematiche relative alla locazione; licenziamenti e altre problematiche relative al diritto del lavoro; problematiche relative a invalidità e pensioni; pratiche relative a incidenti stradali, infortuni sul lavoro, ecc. e relative richiesta di risarcimento danni; separazioni, richiesta assegno di mantenimento; mancata assistenza sociale, sia riferita a istituzioni del territorio italiano che estero; successioni ereditarie; richiesta di residenza; difficoltà di rinnovo del permesso di soggiorno, conseguenti alla perdita del posto di lavoro e a problemi di salute;  richieste di cittadinanza italiana, diniego della protezione internazionale; diritto alla salute.

 

Per quanto riguarda le nazionalità, vi è un’inversione di tendenza rispetto al 2014, con un forte aumento dei senza dimora italiani: 25 casi. Seguono: persone originarie da Africa, Europa  e Asia.

Anche nel 2015 gli utenti, per i quali è stata avviata una pratica legale, sono in maggior numero di età compresa tra i 35 ed i 49 anni, seguiti da persone di età compresa tra 50 e i 59 anni  (gli utenti cinquantenni sono in continua crescita dal 2013) e infine da giovani tra i 25 e i 34 anni. Significativo il dato che 6 senza dimora sono over 60.

 


 

ANALISI UTENZA  2014

 

Lo Sportello ha registrato complessivamente 153 contatti e 37 pratiche legali avviate.

 

Analizzando la tipologia dei 37 utenti per i quali sono state avviate le pratiche si riscontra che:

-si tratta in prevalenza di uomini (29 su 37  sono maschi)

la provenienza è per metà dal continente africano  e per metà dall’Italia (su 37: 13 vengono dall’Africa, 13 dall’Italia)

-l’età è compresa mediamente tra i 35 e i 49 anni (19 su 37 rientrano in questa fascia di età)

-è in aumento il numero dei cinquantenni (7 su 37 rientrano nella fascia 50-59 anni)

-sono in aumento gli over 60 anni  (4 su 37 rientrano in questa fascia d’età)

-è stabile il numero dei giovani  tra i 25 e i 34 anni.

 


 

I SEGNI DELLA CRISI ECONOMICA E DELLA CRISI SOCIALE

 

Lo scenario generale, l’emersione di un disagio complesso

La tipologia di utenti che si presenta allo Sportello è  varia:   italiani senza residenza; soggetti emarginati, con deficit mentali lievi o con problematiche psichiatriche importanti, ecc.; lavoratori stranieri che hanno perso il lavoro; immigrati senza permesso di soggiorno; italiani senza residenza; soggetti emarginati, con deficit mentali lievi o con problematiche psichiatriche importanti, ecc.

 

In crescita tra gli italiani  perdita del lavoro e precarietà abitativa

Molti utenti si presentano allo Sportello con problematiche legate alla sfera dell’emarginazione e non all’aspetto legale: contributi economici, sistemi alloggiativi, mancata conoscenza dell’ubicazione di istituti/enti sociali ed assistenziali, etc.

Sempre più spesso gli effetti della crisi economica coinvolgono l’utenza italiana: chi rimane senza lavoro non può più permettersi di mantenere una casa e la conseguenza è anche la perdita della residenza. Senza carta d’identità poi queste persone non possono beneficiare di servizi sanitari e non possono candidarsi per alcun lavoro regolare.

L’utenza presenta quindi una molteplicità di sfaccettature nuove rispetto alla classica persona senza dimora.

Di fatto, se consideriamo le povertà sviluppatesi negli ultimi anni, ci accorgiamo che i “senza dimora” sono una tra le tante realtà povere della nostra società.

 

L’offerta di counseling dello Sportello in collaborazione con i servizi di contrasto all’emarginazione

Si è consolidata l’esigenza di individuare possibili vie alternative alla questione della presa in carico dell’utenza e di rafforzare la rete di collaborazione con enti/istituzioni che si occupano degli emarginati.

All’interno di questo nuovo contesto sociale di crisi diventa quindi sempre più importante offrire all’utente che si rivolge allo Sportello, già a partire dal primo colloquio, un servizio di counseling, di accoglienza e di ascolto e costruire un orientamento adeguato verso i servizi del territorio più idonei ad affrontare i bisogni emersi.

 

Tra gli stranieri aumentano le difficoltà legate al rinnovo permesso di soggiorno, la collaborazione con l’ufficio Immigrazione del Comune di Venezia

Molti utenti stranieri si presentano allo Sportello a causa dell’aumento del fenomeno di lavoro senza contratto e delle conseguenti difficoltà relative alla proroga del permesso di soggiorno.

Cresce in modo significativo comunque il numero di casi  riguardanti tante problematiche connesse al rinnovo di permessi di soggiorno, a questioni relative all’asilo politico ed alla protezione sussidiaria. Per la gestione di tali richieste, continua la proficua collaborazione con l’Ufficio Immigrazione del Comune di Venezia.

 

La questione dell’iscrizione anagrafica

Altra problematica emersa in modo specifico è quella relativa alla richiesta di iscrizione anagrafica: spesso molti utenti lamentano l’impossibilità di godere di questo diritto fondamentale, dal quale dipendono e derivano una serie di altri diritti, primo fra tutti quello all’assistenza sanitaria. In questi casi talvolta l’operatore è intervenuto anche solo per un aiuto nella compilazione del modulo di iscrizione anagrafica, mentre in altre situazioni si è attivato l’intervento degli avvocati – contattando gli Uffici dell’Anagrafe ed agevolando in tal modo il riconoscimento di un diritto – quello alla residenza – che purtroppo sempre più spesso le persone senza dimora faticano ad ottenere.

Condividi su
FacebookTwitterGoogle+Email
No Comments

Lascia un commento