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Gea News -La newsletter della cooperativa sociale GEA

NUMERO 2 – DICEMBRE 2017

 

SOMMARIO

In questo numero

NEWS ED EVENTI

-31 agosto 2017 presentazione del libro “Conosci Venezia”? alla libreria Ubik di Mestre

-7 settembre 2017 forum di Gea con la psichiatra e psicoterapeuta Maddalena Menotto

-2 novembre 2017 “Il giallo tra cronaca, indagini di polizia e narrativa” inaugurazione della rassegna Mesthriller alla biblioteca civica di Mestre Vez

-16 novembre 2017 incontro pubblico “Migranti e italiani sulla stessa barca?” con la partecipazione di Camera Penale Veneziana e associazione Donne Medico di Venezia

 


EVENTO GEA 31 agosto 2017 alla Libreria Ubik di Mestre

Presentazione del libro “Conosci Venezia?” di Barbara Colli e Beppe Saccà, edizioni Clichy, con lo storico Marco Borghi

 

La promozione sociale ed umana passa necessariamente attraverso la cultura. E’ per questo che coooperativa sociale Gea è impegnata anche sul fronte culturale con la promozione di eventi sul territorio in collaobrazione con istituzioni e operatori culturali.  Grande successo di pubblico per la  presentazione del libro “Conosci Venezia?” di Barbara Colli e Beppe Saccà, edizioni Clichy, tenutasi il 31 agosto scorso alla libreria Ubik di Mestre.

Un’iniziativa che ha intrecciato l’impegno organizzativo da parte di Gea con la disponibilità della libreria Ubik ad accogliere l’evento. In nome della cultura, che è alla base di ogni cambiamento profondo. Non può esserci superamento della crisi attuale, infatti, senza ripartire  dalla ridefinizione dei significati più profondi.

E il libro di Colli e Saccà è un buon modello.

Un libro che cita innumerevoli e preziose fonti sulla storia di Venezia, ma costruito con una narrazione leggera, un testo quindi facilmente leggibile, curioso ed interessante.

Alla presentazione ha partecipato anche lo storico Marco Borghi che  ha sottolineato la fruibilità dell’opera, che può essere letta da tutti, anche dai giovanissimi.

Un libro che racconta Venezia non come un’ icona, ma come un’esperienza di vita irripetibile, perché solo chi abita la città, chi ne conosce le atmosfere e gli umori, può portarci là dove si rivela l’essenza.

 


FORUM IN SEDE DI GEA – 7 SETTEMBRE 2017

INTERVISTA ALLA PSICHIATRA MADDALENA MENOTTO

“Da isola ad arcipelago. La relazione terapeutica è lo strumento d’eccellenza per affrontare non soltanto i drammi individuali, ma anche la crisi di significato della società contemporanea”

a cura di Nicoletta Benatelli

 

Dall’isola all’arcipelago. E’ questa la metafora che utilizza Maddalena Menotto – psichiatra nei servizi di salute mentale dell’aulss della Marca Trevigiana, e di formazione psicoanalista – per spiegare il passaggio che ci aspetta soprattutto in quest’epoca di profondissima crisi in cui i punti di riferimento istituzionali, culturali ed etici si stanno sgretolando.

Qui di seguito proponiamo un’intervista che ricostruisce il confronto avvenuto con alcuni operatori della cooperativa sociale Gea che hanno partecipato al forum del 7 setembre scorso e che ha visto Maddalena Menotto in qualità di relatrice.

 

Cosa significa davvero il passaggio da “isola ad arcipelago”?

Significa passare dalla chiusura in se stessi alla reale relazione con l’altro e con il reale. Sembra qualcosa di dovuto, naturale e forse anche banale. Ma non è così. Non è affatto così, soprattutto in  quest’epoca supertecnologica in cui i contatti velocissimi in rete sembrano aver soppiantato le concrete e reali relazioni umane. Non siamo più abituati alle relazioni profonde, stiamo perdendo gli strumenti per affrontarle e farle crescere. Sempre più persone hanno una enorme difficoltà ad incontrare se stessi e quindi, in una situazione del genere, diventa arduo anche incontrare l’altro.

 

Ma questa è anche l’epoca in cui sembra possibile guarire da ogni male… c’è una pillola “miracolosa” per tutto…

Anche questo è un dato indicativo e fortemente simbolico. La pilloletta che risolve ogni problema ovviamente è una scorciatoia. E’ corretto usare “sembra” perché non sempre è così in realtà. Lo dico da medico, e in particolare da medico psichiatra: i farmaci a volte sono necessari, certamente servono e  aiutano, ma non possono essere in grado di risolvere le questioni profonde. In questo modo i nodi cruciali   restano  ferme e si cristallizzano, diventano quasi invisibili e non percepibili, se con i sintomi, attenzione. Sì perché ancora una volta invece – specificatamente in psichiatria – i sintomi ci parlano della persona, della sua storia, del suo stato attuale, ci dicono quali potrebbero essere gli ostacoli insormontabili e quali le concrete opportunità di miglioramento.

 

Ma la psichiatria si occupa dei “matti”. Oppure la psichiatria ha qualcosa da dire ancora una volta a questa società contemporanea?

L’organizzazione dei servizi sanitari per mancanza di fondi e di tempo non può che fornire prima di tutto interventi mirati ai pazienti, soprattutto utilizzando farmaci. Basta pensare alla costante riduzione del personale sociosanitario in organico. Ma la richieste sono in aumento e non ci troviamo più di fronte a casi di psicosi da manuale, ma piuttosto ad un dilagante malessere mentale associato a un profondo disagio esistenziale dovuti molto spesso alla precarizzazione delle condizioni di vita (perdita del lavoro, incertezza finenziaria etc) e alla rarefazione delle relazioni familiari e amicali (divorzi, separazioni, difficoltà di comunicazione etc). E’ evidente che gestire soltanto con i farmaci queste siuazioni – che riguardano la maggioranza dei pazienti che a noi si rivolgono – significa usare solo palliativi.

 

Con il passare degli anni è cambiato il suo approccio alla psichiatria?

Già durante la specializzazione in psichiatria, avevo scelto di avviare un personale percorso psicoanalitico che ho poi completato. A distanza di tanti anni, ritengo ancora quella scelta cruciale per me, come medico e come persona. Ritengo infatti che la psicoanalisi sia ancora una delle chiavi in grado di cercare di penetrare il mistero dell’essere umano e di produrre profondi cambiamenti esistenziali, offrendo anche la possibilità di ridefinire alcuni significati fondamentali della nostra vita.  Ogni essere umano ha davvero bisogno di entrare pienamente in contatto con il proprio sè più profondo per elaborare paure, traumi e blocchi, e per dare ampio corso a creatività, libertà ed opportunità evolutive. A qualsiasi età. Ammiro da sempre la rivoluzione culturale operata da Franco Basaglia in psichiatria. A distanza di tanti anni, condivido ancora pienamente il suo approccio. Anche la malattia mentale più grave infatti è un percorso di indagine interessante e può permettere interventi significativi, anche se certamente in condizioni difficili sia per il terapeuta che per il paziente. Ma sempre dobbiamo chiederci, quando vediamo come esito la grave malattia, qual è stato il percorso che ha condotto fin lì la persona. Oggi invece si tende ad eludere questo interrogativo profondo, a non prenderlo quasi nemmeno più in considerazione.

 

Ma il lavoro sociale invece ci riporta costantemente di fronte al percorso esistenzale degli utenti che vengono presi in carico. La cooperativa sociale Gea si è occupata di sostegno alle persone con sofferenze mentali ma, tra le altre attività, gestisce anche strutture per sieropositivi e malati di aids e da anni ha attivato uno sportello che offre assistenza legale alle persone in situazione di grave marginalità. Che consiglio si sente di dare ai nostri operatori?

Credo che operatori impegnati su frontiere così delicate siano già molto preparati e conoscano profondamente le questioni fondamentali. Nessuno di noi operatori, in ambito sociale e sanitario, deve mai dimenticare che, quando l’utente ci pone una richiesta, essa di fatto rappresenta una domanda più ampia ed articolata, di aiuto. La sfida è riucire a tenere sempre presente tutto questo. Nei ritmi frenetici in cui si è costretti oggi a lavorare, non è cosa semplice. Ma è fondamentale perché la relazione che si instaura tra operatore ed utente, sia davvero efficace.

Dietro ogni caso di grave marginalità o di aids c’è quasi sempre un percorso complesso che ha portato la persona ad una condizione limite. E’ di questo che dobbiamo tenere conto. Ripeto non è facile. Ci vuole grande empatia, pazienza, competenza. Per quanto mi riguarda, ho fatto parte anche del consiglio di amministrazione della Casa dell’Ospitalità, struttura rivolta ai senza dimora e ho potutto verificare come traumi, sofferenze, separazioni, perdita del lavoro, possano portare a far perdere ad una persona ogni punto di riferimento esterno ed interno.

Occorre intercettare la domanda di aiuto e lavorare su questa per innescare potenziali cambiamenti che portino il soggetto a non essere più un’isola ma piuttosto a far parte di un arcipelago.

 

Cosa pensa riguardo la grande questione dell’immigrazione?

Credo che molti migranti arrivino nel nostro paese con un percorso pesante di violenze subìte e sofferenze di ogni genere. Ecco perché è dovuto da parte nostra un’accoglienza adeguata per motivi umanitari. Credo invece che non sia semplice il processo di integrazione e che forse l’obiettivo che ci possiamo porre più realisticamente è quello di una società mutliculturale in cui però vengono accettate e rispettate anche le nostre leggi e i principi della nostra Costituzione.

 


EVENTO INAUGURALE della rassegna MESTRHILLER

VEZ  in collaborazione con cooperativa sociale GEA – 2 novembre 2017 in Biblioteca Civica a Mestre

 

“IL GIALLO tra cronaca, indagini di polizia e scrittura” con Carlo Mion, giornalista de La Nuova Venezia; Fulvio Ervas, scrittore; Stefano Signoretti, dirigente Squadra Mobile di Venezia, ed Edoardo Pittalis, editorialista de Il Gazzettino

 

Per il secondo anno consecutivo un evento promosso in collaborazione con cooperativa sociale Gea, ha inaugurato  la rassegna Mesthriller in  Biblioteca Civica di Mestre. Il 2 novembre infatti si è tenuto alla Vez l’incontro dal titolo “Il Giallo, tra cronaca, indagini di polizia e scrittura”.

Sotto la sapiente regia del moderatore Edoardo Pittalis, già vice direttore de il Gazzettino sono stati stimolanti gli interventi dei tre relatori: lo scrittore Fulvio Ervas; il cronista di nera de la Nuova Venezia Carlo Mion e Stefano Signoretti, dirigente della squadra mobile di Venezia.

 

La scrittura come passione civile

Fulvio Ervas ha sottolineato che tra gli obiettivi dei suoi libri c’è anche e soprattutto la  denuncia dei crimini ambientali che hanno devastato il nostro territorio. Non solo creatività e talento narrativo, quindi, ma anche un grande impegno civile ed educativo.

 

La difficoltà di fare cronaca nel tempo dei social

Carlo Mion invece ha descritto la difficoltà di fare buon giornalismo oggi, in un contesto che presenta un ritmo sempre più frenetico, con un flusso di informazioni, spesso non verificate, che circolano sui social quando accade un evento. “Ci sono fatti, talvolta gravissimi e rispetto ai quali l’opinione pubblica chiede massima chiarezza – ha spiegato Mion – mentre il cronista si trova di fronte  investigatori che hanno bisogno del tempo giusto e di notevole impegno per arrivare a risultati concreti”.

 

L’impegno e la dedizione degli investigatori

Il dottor Signoretti confessa un enorme passione per la lettura – adora in particolare i libri di Fred Vargas – ma non si identifica con nessun eroe delle fiction televisive: “Il lavoro dell’investigatore è fatto di grande sacrificio e i risultati richiedono massimo impegno, grazie a un lavoro di squadra in cui ognuno dà un fondamentale contributo” . Per Signoretti inoltre Italia può essere fiera del sistema di sicurezza e dell’apparato investigativo dello stato.

 

Cultura e cittadinanza attiva

Davanti ad un folto pubblico, che ha seguito il confronto con estrema attenzione, si è celebrata una bella serata dedicata alla cultura e alla promozione del senso di civiltà. Cooperativa Gea promuove da anni iniziative di sostegno alla cittadinanza attiva perché nessuna comunità può evolvere, se non si riparte dal senso di responsabilità di ciascuno di noi. Di fronte al male si può vincere solo uniti.

Complimenti anche a biblioteca civica Vez e a tutti i promotori di Mesthriller: l’associazione Piego di Libri e la libreria Ubik. Dall’incontro è emersa la conferma che la nostra città è viva ed è una delle più stimolanti dal punto di vista culturale e sociale. C è una grande crisi, ma è un’opportunità per dare il meglio.

 


16 NOVEMBRE 2017 ALLA OPEN TESTOLINI

EVENTO GEA CON LA PARTECIPAZIONE DI CAMERA PENALE VENEZIANA E ASSOCIAZIONE DONNE MEDICO DI VENEZIA

MIGRANTI ED ITALIANI SULLA STESSA BARCA?

 

“Creare reti tra istituzioni e privato sociale per fronteggiare la crisi che travolge un numero sempre maggiore di italiani”

La denuncia del presidente della Caritas veneziana: “Rischio povertà, in particolare  tra bambini e giovani”

L’allarme della vice presidente associazione Donne Medico: “Molti pazienti non riescono a pagare le cure sanitarie”

 

“Il dovere di accogliere i migranti  in fuga”

Il responsabile di Progetto Italia di Emergency: “Per l’integrazione è necessario l’utilizzo di mediatori culturali”

L’avvocato della Camera Penale: “Tutelare sempre i diritti fondamentali, ma serve anche più chiarezza nelle normative”

 

La morte di Pateh, a Venezia, la ricordano tutti. A gennaio, quasi un anno fa, si è gettato nel Canal Grande, a due passi dal Ponte di Rialto. E’ morto affogato davanti a centinaia di persone. A nulla sono valsi i tentativi di lanciargli un salvagente. Questo ragazzo africano di 22 anni, non è morto durante i tanti anufragi in Mediterraneo a causa dei quali finiscono nell’abisso migliaia di migranti ogni anno.

 Pateh è morto sotto i nostri occhi, per propria volontà, quando il suo sogno di una vita migliore – una volta arrivato in quella che era un tempo una ricca ed accogliente Italia – si è infranto.

La vicenda di Pateh è un buco nero in una delle città che, fin dai tempi della Serenissima, è stata aperta all’accoglienza e alla multiculturalità. Perché a Venezia la ricchezza mercantile ha permesso per secoli di tollerare e gestire diversità di credo religioso e geografico, di estrazione sociale e culturale. Ma oggi cosa sta succedendo?

 

Venezia di fronte alla Crisi economica che travolge anche tanti italiani

Oggi però Venezia fa i conti con una crisi che fa vacillare anche il mercato consolidato del turismo, e presenta sacche di povertà ed esclusione sociale anche tra i propri cittadini soprattutto in aree come Marghera. Non solo anziani, ma anche giovani lasciati in balìa di famiglie disgregate e per i quali sembra impossibile trovare lavoro.

Eppure, a Sud, gli sbarchi dei migranti continuano. Arrivano da noi flussi di persone richiedenti asilo scampati da paesi in guerra dove la democrazia non c’è mai stata o migranti economici in fuga dalla povertà estrema e dalla violenza.

 

L’impegno di Gea per la cittadinanza attiva e la promozione sociale

Cooperativa sociale Gea ha voluto proporre il 16 novembre scorso – allo spazio Open Testolini, in via Torino a Mestre, nel cuore del quartiere che unisce università, studi professionali e la sede di uno dei quotidiani veneziani – un confronto pubblico dal titolo “Migranti e italiani sulla stessa barca? Da Lampedusa a Venezia,  la salvaguardia dei diritti umani dei migranti e la protezione degli italiani a rischio di povertà ed esclusione sociale”.

 

La partecipazione di Camera Penale Veneziana ed associazione Donne Medico di Venezia

L’evento è stato realizzato con la partecipazione di Camera Penale Veneziana “Antonio Pognici” e associazione Donne Medico di Venezia ed ha coinvolto  protagonisti, istituzionali, esperti  dell’accoglienza e di diversi settori.

 

Le grandi questioni al centro del seminario che ha ottenuto il riconoscimento di due crediti formativi dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto

Quali sono i percorsi di civiltà davvero praticabili oggi? Come intrecciare diritti e doveri dei migranti?  Come è possibile mettere fine alla guerra tra poveri e rifondare principi di solidarietà condivisi per fronteggiare gli effetti sempre più devastanti dell’ingiustizia sociale ed economica che tocca anche ampie fasce di nostri concittadini?

Come è possibile parlare di accoglienza, se impoverimento progressivo e rischio di esclusione sociale colpiscono anche milioni di italiani?

 

Emergency, l’impegno sempre e comunque a favore dei più poveri

Il dramma di chi arriva in Italia dopo viaggi estenuanti e infinite violenze subìte è stato ricordato  da Andrea Bellardinelli, responsabile Progetto Italia di Emergency. “Le nostre attività sono  in Sicilia dove i migranti sbarcano, spesso disidratati e stremati – ha raccontato Bellardinelli – E’ lì che Emergency è presente, come anche nelle campagne del Sud, dove  i migranti vengono utilizzati per la raccolta dei pomodori e si trovano a vivere in baraccopoli con le fogne a cielo aperto”. Gli strumenti utilizzati da Emergency per raggiungere i luoghi, spesso dimenticati anche dalle istituzioni, sono pulmini mobili per portare medici, infermieri e medicine, ma soprattutto diritti e dignità. “Io sinceramente vorrei cambiare mestiere, vorrei potermi occupare di altro. Per ora continuiamo a fare il nostro dovere per favorire accoglienza ed immigrazione anche grazie all’attività dei mediatori culturali che è strategica – ha confidato Bellardinelli. – Noi vorremmo che il problema dell’immigrazione fosse risolto ed invece il paradosso è che lo scandalo della povertà oggi tocca anche i nostri cittadini e Poliambulatori, come il nostro, attivo da anni a Marghera, accolgono sempre più spesso italiani alla deriva”.

 

Gea, ridare opportunità a chi chiede una seconda possibilità

E forse la sofferenza, l’abbandono, la perdita dei diritti fondamentali davvero non hanno confini, come ha spiegato l‘avvocato Giorgia Masello, vice presidente di Gea. “La nostra cooperativa è impegnata nella gestione di strutture di accoglienza per richiedenti asilo, su incarico di Prefettura di Venezia e di Treviso – ha affermato Masello – ma allo stesso tempo offre anche uno sportello di assistenza legale a persone senza dimora o in situazione di grave marginalità, attività questa totalmente autofinanziata. Eppure ascoltando le storie di vita delle persone che ospitiamo o che si rivolgono a noi, di solito non trovo richieste meramente assistenziali, ma piuttosto domande di aiuto che riguadano i bisogni più profondi e che mostrano la volontà di tanti di trovare soluzioni e vie di uscita alla propria situazione di emergenza”.

 

Caritas,  necessario creare una rete di istituzioni e privato sociale

La Caritas veneziana è una delle organizzazioni che più è attiva sulle frontiere del disagio gestendo anche strutture di accoglienza e mense per i poveri. “Il grido d’allarme che voglio lanciare è per la povertà che sta travolgendo i nostri concittadini – ha detto Stefano Enzo, direttore dell’autorevole ente diocesano. – Ogni giorno gli ospedali ci contattano per segnalarci casi di persone malate gravemente, anche di cancro, che non hanno più i mezzi per sostenere le spese di un appartamento e non sanno dove andare. E tanti comunque non hanno i soldi sufficienti per pagarsi cure e medicine. E a soffrire non sono solo gli anziani, ma anche giovani ventenni che non riescono a trovare lavoro e nemmeno forti punti di riferimento all’interno della famiglia. Anche i bambini sono a rischio quando i gentiori perdono il lavoro. Fragilità delle relazioni, disoccupazione, scarsità di reddito, precarietà e difficoltà economiche diventano una miscela di dolore e di bisogni che nessuna istituzione può fronteggiare più da sola. Serve più che mai creare una solida rete di scambio di informazioni, esperienze e proposte”.

 

Associazione Donne Medico,  mediatori culturali utili anche negli studi medici

La difficoltà di accesso alle cure è stata sottolineata che da Emanuela Blundetto, medico di medicina generale  e vice presidente dell’associazione Donne Medico di Venezia. “Negli ultimi dieci anni ho visto situazioni impensabili rispetto a quando ho iniziato a fare il medico – ha confessato. – Tante persone, di ogni età, faticano ad arrivare a fine mese e a pagarsi farmaci e ticket per le visite. La precarietà lavorativa è impressionante, non soltanto tra i giovani. Ci sono famiglie in cui, se un genitore perde il lavoro, lo spettro della povertà diventa reale per i figli minorenni. Per quanto riguarda gli immigrati, invece  ci troviamo spesso da soli a fronteggiare tutte le difficoltà dei diversi approcci culturali e ritengo che sarebbe necessario poter contare su mediatori culturali in grado di aiutarci nella relazione con il paziente straniero”.

 

Camera Penale veneziana, tutelare i diritti inviolabili di ogni persona

L’avvocato Monica Gazzola, una delle fondatrici del progetto di Osservatorio legale sull’isola di Lampedusa – patrocinato da Consiglio Nazionale Forense e Alta Scuola di Avvocatura (ed ora sospeso per mancanza di fondi) – ha illustrato la difficoltà di intervenire anche per la Capitaneria di Porto in situazioni limite rispetto alle quali si registrano anche conflitti di compentenze e direttive. Il monito per Gazzola è sempre uno solo: “Non dobbiamo mai dimenticarci che ogni essere umano ha diritti inviolabili sanciti dalla carte internazionali e dalla nostra Costituzione, anche se servirebbe maggiore chiarezza su direttive specifiche e competenze”.

 

Medici e operatori socio sanitari in prima linea per accogliere chi soffre

Giovanni Leoni, presidente Ordine Medici di Venezia, ha partecipato all’incontro valorizzando l’impegno deontologico del medico a curare tutti e a spendersi per favorire la solidarietà verso i più deboli. “Noi occidentali abbiamo delle responsabilità verso continenti come l’Africa che sono stati sfruttati per secoli – ha evidenziato. – Ora dovrebbe essere il tempo di una seria e strategica politica europea a sostegno dello sviluppo dell’economia africana”.

Viviana Zanoboni, presidente associazione Donne Medico, ha concluso che l’impegno degli operatori socio sanitari inizia sempre dall’ascolto profondo del dolore dell’altra persona. Il dolore trasforma e può diventare anche lievito di nuove e fondamentali iniziative di aiuto concreto.

Senza confini.

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