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Gea News – La newsletter della cooperativa sociale GEA

NUMERO 1 – SETTEMBRE 2017

 

SOMMARIO

In questo numero

-Il progetto della newsletter di Gea

-SERVIZI DI GEA. CASAMELIA struttura di accoglienza e servizio assistenza domiciliare persone sieropositive e malate di aids

-NEWS ED EVENTI. Il 15 maggio 2017 evento Gea con il patrocinio del Comitato del Centenario dalla Fondazione di Porto Marghera: Il processo alla chimica

 

LA NEWSLETTER DI GEA

UN PROGETTO SPERIMENTALE PER RACCONTARE L’EVOLUZIONE DEL WELFARE CONTEMPORANEO

Condividere il lavoro sociale ed allargare l’orizzonte della riflessione e del confronto.

E’ questa la sfida che si pone la newsletter di GEA, un progetto sperimentale che punta a sostenere la condivisione di attività ed iniziative tra operatori ed operatrici di GEA.

Allo stesso tempo però la newsletter apre anche uno spazio per ospitare testimonianze, interviste e interventi di esperti esterni per descrivere l’evoluzione del welfare contemporaneo.

Il 7 e il 13 marzo si sono tenuti, nella sede della cooperativa, in via Miranese a Mestre, due forum di confronto con coordinatrici e coordinatori dei servizi di GEA e con referenti di servizio.

I forum avevano l’obiettivo di condividere con operatori ed operatrici il metodo di lavoro da avviare per realizzare la newsletter.


SERVIZI GEA

 

INTERVISTA A LAURA FOGU, PSICOLOGA COORDINATRICE DI CASAMELIA

 La Comunità Alloggio “Casa Amelia” è una struttura socio-sanitaria residenziale che la Cooperativa Gea gestisce in convenzione con l’Azienda ULSS 3 Serenissima dal 1995.

I servizi invianti sono soprattutto il reparto di malattie infettive di venezia nella figura della dottoressa Morelli, nostra referente clinica, e il Ser.d di Mestre. Sono molto rari gli invii di pazienti extra ulss.  

 

Dottoressa Fogu, quali sono le modalità di invio dei pazienti di Casamelia?

A partire da questo anno gli inserimenti e le dimissioni vengono sanciti attraverso le UVMD – Unità Valutative MultiDisciplinari, durante le quali vengono anche valutati i progetti individuali degli ospiti. Se la UVMD ritiene che un nostro ospite rientri nella categoria “lungo assistiti” , a tale ospite verrà chiesto di compartecipare alla sua retta, chiedendo un contributo al comune di residenza nel caso non abbia le risorse economiche sufficienti. Questo è un importante cambiamento, intervenuto dopo anni in cui non è mai stato chiesto agli ospiti nessun tipo di contributo.

Può descriverci il gruppo di lavoro?

Il gruppo di lavoro è costituito da una psicologa-psicoterapeuta con il ruolo di coordinatrice, un’educatrice, due infermieri professionali, nove operatori socio-sanitari, e garantisce il funzionamento della struttura tutti i giorni, ventiquattro ore su ventiquattro. La presenza infermieristica è quotidiana. La collaborazione con la Divisione di Malattie Infettive dell’Azienda ULSS 3 Serenissima è costante, così come con i Ser.D, i Dipartimenti di Salute mentale e i Servizi Sociali del territorio veneziano o del luogo di provenienza degli ospiti.

Quali sono le attività degli operatori in équipe? E’ prevista anche la supervisione?

Il gruppo di lavoro si riunisce in équipe una volta la settimana. La riunione dura due ore, è gestita dalla coordinatrice ed è uno spazio di confronto sui casi, e sui progetti individuali dei nostri ospiti, oltre che uno spazio di condivisione degli aspetti organizzativi legati alla gestione quotidiana del lavoro. Il gruppo di lavoro partecipa inoltre alle supervisioni gestite da una psicologa-psicoterapeuta, con cadenza circa mensile, durante le quali  ha la possibilità di affrontare e condividere sia la difficoltà emotiva legata ad alcuni eventi particolari che avvengono in struttura, quali momenti di tensione e conflittualità con alcuni ospiti, o i decessi degli stessi, sia le dinamiche interne al gruppo di lavoro stesso, che rischierebbero se non adeguatamente affrontate e rielaborate di interferire con la qualità del lavoro. La finalità del servizio è quella di fornire un intervento socio-sanitario agli ospiti che necessitano di assistenza e supporto continuativi nell’arco della giornata.

Come si procede alla elaborazione del progetto individuale per ogni ospite?

Nella definizione del progetto individuale, viene data all’intervento un’impronta assistenziale per chi ha condizioni di salute compromesse e si avvia verso il fine vita, maggiormente incentrata sugli aspetti riabilitativi per chi invece sta ancora abbastanza bene e necessita di sostegno nella ridefinizione del proprio progetto di vita. Obiettivo primario è sempre quello di mantenere e/o recuperare condizioni di vita dignitose e di sostenere le capacità residue di ognuno, nell’intento di raggiungere il massimo livello di autonomia possibile. Un aspetto che considero particolarmente delicato in questa struttura è la necessità che ogni operatore tenga sempre presente nel suo lavoro questi due aspetti contemporaneamente: accompagnare verso il fine vita chi ne ha bisogno, ma anche sostenere gli altri ospiti, che sono spettatori di questo aggravamento di condizioni e per i quali è sempre estremamente difficile vedersi rispecchiati in chi sta così male, ma con cui condivide la stessa malattia e spesso lo stesso decorso.

Qual è la funzione del coordinatore psicologo psicoterapeuta?

Il sostegno psicologico è parte integrante della presa in carico dell’utente presso il servizio Casa Amelia. La presenza del coordinatore, con qualifica di psicologo-psicoterapeuta ad orientamento psicanalitico-relazionale garantisce il metodo di lavoro, trasversale a tutta l’èquipe, improntato all’accoglienza e all’ascolto della persona.  Viene valorizzata la dimensione relazionale.

Qual è l’obiettivo primario della relazione terapeutica?

 Obiettivo primario è quello di permettere alla persona di sperimentarsi all’interno di una relazione sana, di una “relazione che cura”. Questo è il prerequisito di base perché ogni nostro paziente, ognuno con i suoi tempi, le sue modalità e le sue capacità, possa cercare la via per riappropriarsi della sua dignità e della sua centralità di persona, al fine di ritrovare in sé le risorse per affrontare il suo percorso in Casa Amelia, riuscendo sia ad accettare i propri limiti che a valorizzare le proprie risorse.

Agli ospiti è offerto anche un sostegno psicologico?

Ogni ospite usufruisce  di un adeguato sostegno psicologico durante gli incontri previsti con il coordinatore. Gli obiettivi e i contenuti di tali incontri sono altamente variabili, e dipendono dalla fase del percorso che il paziente sta vivendo e dalla fase della sua malattia. Scopo primario è comunque quello di aiutare la persona ad inserire in una dimensione di senso ogni esperienza che vive quotidianamente, perché questa diventi opportunità di crescita personale.

Come si svolge l’analisi dello stato di salute e dell’evoluzione della malattia di ogni ospite?

Dato fondamentale sono le condizioni di salute della persona all’ingresso. Spesso le condizioni di chi ci viene inviato sono già così gravi da necessitare un importante intervento di tipo assistenziale, di sostegno nella perdita delle proprie autonomie (perdita della capacità di deambulare con passaggio in sedia a rotelle o allettamento; perdita controllo sfinteri; spesso deterioramento cognitivo) e di accompagnamento alla morte.

In altre occasioni invece la malattia non è ancora ad uno stadio avanzato, le condizioni di salute si mantengono discrete, ma non è stata ancora accettata e rielaborata la malattia stessa. Si parte quindi da questo difficile step per riattivare le risorse della persona.

La presa in carico prevede anche una ricerca di mediazione familiare con i parenti degli ospiti?

La maggior parte dei nostri ospiti ha alle spalle una storia di tossicodipendenza, e spesso anche di devianza e delinquenza; provengono da nuclei familiari disgregati, e si lasciano alle spalle rapporti molto conflittuali. Spesso addirittura sono stati completamente espulsi dalla famiglia. I rapporti con i fratelli e/o con i figli, quando ci sono, sono comunque sempre complessi. Uno dei nostri obiettivi è quello di sostenere i nostri ospiti anche nella gestione dei loro rapporti familiari, e spesso interveniamo come “mediatori” nel loro rapporto. Ci sono stati casi in cui abbiamo assistito a riavvicinamenti con le famiglie


CASAMELIA, struttura di accoglienza e servizio di assistenza domiciliare integrata per persone sieropositive o affette da aids

a cura di Nicholas Turcati, infermiere professionale di Casamelia

 

Il servizio di Assistenza Domiciliare Integrata, nato nell’ottobre del 1995, è rivolto a persone sieropositive o affette da AIDS; si svolge presso la comunità alloggio “Casa Amelia” ed a domicilio, in convenzione con l’aulss 3 Serenissima. Il servizio si rivolge in particolare a persone con condizioni cliniche tali da compromettere o limitare in modo marcato il loro livello di autonomia e che richiedono un’adeguata assistenza per gli aspetti sanitari e per la gestione della vita quotidiana.

 

Tipologia degli utenti e segnalazione dei casi

Gli utenti spesso presentano quadri psicotici o gravi disturbi comportamentali a cui spesso vanno ad aggiungersi problemi legati a varie dipendenze, in fase più o meno attiva. Le segnalazioni per l’inserimento arrivano spesso dal Servizio per le Dipendenze dell’aulss o dai servizi sociali del territorio; in collaborazione col Ser.D. provvediamo alla somministrazione di terapie sostitutive e/o di mantenimento con Metadone Cloridrato.

 

Il gruppo di lavoro

Il gruppo di lavoro del servizio è composto da una psicologa coordinatrice, un educatore, due infermieri professionali e nove operatori socio-sanitari.

 

Gli obiettivi generali

Per alcuni utenti, a causa del progredire della malattia, la fruizione del servizio continua per tutta la vita dunque le relazioni tra utenti ed operatori diventano molto significative e profonde; agli utenti vengono forniti assistenza e supporto educativo, psicologico e  motivazionale. L’obiettivo del servizio è il mantenimento di adeguati livelli di dignità personale e la realizzazione di percorsi tramite i quali gli utenti possano recuperare la propria autonomia, partendo dalla considerazione che l’intervento sarà  riuscito quanto prima il destinatario sarà in grado di fare a meno del servizio stesso. Chiaramente non tutti gli utenti riescono a raggiungere tale traguardo, ma ciò che si propone il servizio è che ogni utente raggiunga il massimo grado di autonomia che le sue capacità e condizioni cliniche gli permettano, anche nei casi di riabilitazione post-ospedaliera.

 

Un caso emblematico di recupero delle potenzialità residue

Un utente l’anno scorso, da una condizione di semi-totale autonomia, dopo un ricovero in Terapia Intensiva durato tre mesi, è tornata alla comunità alloggio in una condizione di totale allettamento ed inoltre era diventata sorda a causa di un’ infezione. Nello stato depressivo in cui versava le probabilità di miglioramento erano molto scarse; dopo solo sei mesi, con un percorso fisico-riabilitativo ma anche psicomotivazionale, l’utente era in grado di svolgere la maggior parte delle attività in autonomia e dopo essere passata dal letto alla carrozzina e dalla carrozzina al deambulatore, era in grado di muvoersi senza  ausilii.

 

La comunità residenziale

La comunità alloggio Casa Amelia è un servizio residenziale socio-sanitario strutturato su modello familiare; gli utenti infatti collaborano attivamente con la gestione della casa, occupandosi delle pulizie degli spazi comuni e delle loro camere, aiutando nel fare la spesa, organizzando eventi in occasione delle festività etc.

I pasti e le attività vengono svolti insieme coinvolgendo direttamente operatori ed ospiti, garantendo così un clima familiare che permetta agli ospiti di relazionarsi tra di loro e con gli operatori in modo da poter fare un percorso di crescita in una struttura protetta.

 

La struttura di Marghera accoglie 8 ospiti sieropositivi o affetti da aids

La struttura è aperta tutti i giorni, 24 ore su 24, ed accoglie attualmente 8 ospiti sieropositivi o con aids conclamata ed è situata vicino al centro di Marghera, in una zona servita dai mezzi pubblici mentre in precedenza era situata a Tessera, in un luogo difficile da raggiungere; il trasferimento ha fatto sì che gli utenti acquisissero maggior autonomia negli spostamenti così da permettere a due di loro di trovare, coadiuvati dal servizio, un lavoro. L’inserimento nella comunità alloggio è mirato anche a migliorare o mantenere costanti  le condizioni di salute degli utenti attraverso prestazioni infermieristiche e attività sanitarie di tipo educativo:   somministrazione corretta della terapia, il monitoraggio delle condizioni cliniche, prenotazione ed accompagnamento alle visite specialistiche, coordinamento con la divisione di Malattie Infettive grazie alla responsabile sanitaria che visita gli ospiti a cadenza trimestrale permettendo di fornire una valida alternativa al ricovero.

 

Una presa in carico globale della persona

La comunità alloggio prevede una presa in carico globale della persona svolgendo anche attività di segretariato sociale, gestione delle pratiche per l’invalidità, corsi di formazione, inserimento lavorativo e, quando è possibile, accompagnamento in percorsi di emancipazione dalla comunità alloggio verso soluzioni abitative autonome.

 

Importanza del sostegno emotivo per persone affette da malattia degenerativa

Gran parte del lavoro si basa sul sostegno emotivo dell’ospite, tramite colloqui, individuali e non. L’obiettivo è sostenere persone che soffrono di una malattia cronica di cui possono oltretutto vedere gli effetti degenerativi ogni giorno su se stessi e sugli altri ospiti della casa: si cerca perciò di creare un percorso di accettazione della propria condizione e del suo aggravarsi.  Data la tipologia di utenti spesso è necessario contenere gli ospiti verbalmente ed emotivamente nei momenti di crisi ed ovviamente  cercare di convincerli a non tenere condotte pericolose e devianti come l’abuso di droga o alcol.

 

Il servizio di assistenza domiciliare integrata

Il servizio di assistenza domiciliare integrata fornisce anche un servizio di assistenza a domicilio, rivolto sempre a persone sieropositive o con aids autonome dal punto di vista abitativo ma che necessitano comunque di un supporto. Attraverso la collaborazione con la rete territoriale dei servizi si cerca, per quanto possibile, di intevenire a sostegno degli effetti  che l’infezione da HIV comporta sull’utente e sulla sua famiglia.

Anche per il servizio a domicilio  l’obiettivo finale è il raggiungimento di una maggior autonomia del paziente, implementando le sue risorse e la sua rete di rapporti.

I servizi offerti all’utente a domicilio sono:

  • Prenotazione delle visite specialistiche
  • Accompagnamenti
  • Monitoraggio dello stato di salute
  • Assistenza infermieristica e socio-sanitaria
  • Aiuto e sostegno nella somministrazione della terapia.

LA TESTIMONIANZA DI LAURA GRIMALDO, OPERATRICE DI CASAMELIA

 

Che lavoro faccio? Rispondo ridendo: “E’ uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare”. Per me è lavoro quando tutti i giorni dici: Ciao, è ora di alzarsi, la colazione è pronta! Dovresti mangiare un po’ meno! Dovresti sforzarti di mangiare che oggi ho cucinato una cosa che ti piace! Chi mi aiuta con le pulizie? Chi butta le immondizie? Posso aiutarti? Facciamo assieme? Ti sei fatto la doccia? Dai!, ti sei fatto la barba?! Dovresti riordinare la stanza! Che succede? Racconta, avete litigato? Ti ascolto! Intanto metto su la lavatrice.  Non riesci ad andare a dormire? Dai fumiamoci una sigaretta assieme! Puoi fidarti di me!

Il valore dei gesti che contano più delle parole

Fiducia e complicità. Fatta di mani, che toccano, lavano, vestono, svestono, imboccano, accudiscono, sorreggono, sostengono, accompagnano, si prendono cura, vogliono bene. Mani e sguardi. Le parole ci sono, ma sono i gesti che contano. Quando per dare un po’ di leggerezza fai quella frivola, che tanto ti viene bene, e in realtà stai pesando valutando con grande attenzione tutto ciò che dici e tutto ciò che ti viene detto.

Quando qualcuno sta male

Quando qualcuno sta male e a volte non sai cosa fare e pensi neanche a farlo apposta di notte sempre, quando nella struttura sono da sola. Quando sai che non c’è più molto da fare, se non viverla fino alla fine: se si può, dando un po’ di coraggio e di dignità. In quei momenti non sei un operatore, sei tu con il tuo vissuto. Tu e il tuo utente, due persone. Esce una battuta, che alla fine non si capisce più chi sta cercando di fare forza all’altro; e ti viene da piangere e anche da ridere, ma non importa che tanto non puoi permetterti di fare ne l’uno ne l’altro.

I vissuti dell’operatore

Poi “timbri”ti fai una doccia e torni alla tua vita, quasi sempre. A volte te li porti un po’ a casa. Chi ha studiato direbbe che non si deve. Sai che c’è? Che ci provassero loro! E’ un lavoro semplice, umile, c’è poco da sapere o da saper fare, c’è da giocarsela di volta in volta, e tu, nonostante tutto, questa cosa la sai fare: sai metterti in gioco. A volte pensi, ma chi me l’ha fatto fare!, altre ti senti fortunata perché quando indossi la divisa svesti ogni maschera e ti senti davvero te stessa.  Con i colleghi può essere difficile. Ognuno pensa di fare la cosa giusta, non si è disposti a cedere più di tanto. Con qualcuno a volte non ci provi neanche più, è come parlare lingue diverse.

Il cambio di turno

Quando hai finito un turno tremendo, che sembrava dovessero capitare tutte oggi e non ce la fai più, chi viene a darti il cambio,però a volte,  con uno sguardo ti accoglie, ti scalda, ti rassicura. Lo sguardo di chi non ha la soluzione, ma sa cosa provi non perché cerca di capirlo, ma perché c’è passato. La sensazione, senza sapere niente della sua vita, ne lui della tua, che in quell’angolo di te che non vorresti ci fosse e non vuoi che nessuno veda, un po’ vi somigliate. Ci sarà un motivo se invece di fare la commessa o la cameriera siete operatori, e in questa struttura poi!

“Non importa se non ci vediamo più, tanto quando una persona l’hai conosciuta la porti con te”.

Soddisfazioni? Si ce ne sono. Quando qualcuno che non avrebbe dovuto più alzarsi dal letto, cammina. Quando qualcuno che non doveva farcela è ancora li ad assillarti con le stesse mille richieste e pretese. A volte succede. Qualcuno che un giorno ti ha detto: “Non importa se non ci vediamo più, tanto quando una persona l’hai conosciuta la porti con te”. Sono passati anni, credo sia una della frasi più belle che mi siano state dette. Ed è vero, è rimasto con noi , perché da noi lui era riuscito a lasciarsi conoscere.

La soddisfazione più grande è quando chi torna dall’ospedale dice:”Finalmente a Casa”. Questo succede sempre. Significa che con tutti i nostri difetti, i nostri limiti, le fatiche, incomprensioni, scontri, nonostante la burocrazia, nonostante tutto, siamo qui e continuiamo a crederci, ad esserci, a costruire CASA.

 


 

LA VOCE DEGLI UTENTI

Orietta si racconta

 

Quando arrivai a Casamelia cinque anni fa, non avrei scommesso 5 centesimi su un mio cambiamento nel modo di vedere le cose, di prendermi cura della mia malattia e di allontanarmi da uno stile di vita errato.

Ho impiegato tempo e fatica per arrivare dove sono adesso ma ci sono arrivata, grazie anche all’aiuto di tutto lo staff.

 

Ho recuperato i rapporti familiari

Ho ricostruito i rapporti con mio padre e con mio figlio, sono diventata più consapevole di me stessa e dei miei pensieri, affronto in modo diverso le mie paure; insomma ho fatto un cambiamento non da poco.

Problemi con la malattia non ne ho, li ho superati da anni; mi sono rimasti degli obiettivi da raggiungere e sono degli obiettivi importanti che riguardano la mia indipendenza e autonomia ma piano piano ci arriverò.

 

Ho scoperto la normalità

A Casamelia ho riacquistato un senso di vita normale, anche se qualche volta ancora mi infastidisce la cosiddetta: il senso del mio  stare qui è cercare di tenere sempre ben presenti i miglioramenti e i passi che ho già fatto e che vorrei fare.

 

Devo trovare la forza dentro di me

In questo momento sono in un lunga fase di stallo perchè mi sono creata una situazione dalla quale è difficile uscirne. La mia nuova droga è il cibo e ne ho una forte dipendenza;  in questo momento sto qui perchè non  sono autonoma.

Cerco comunque di concentrarmi per migliore ed applicare la mia forza di volontà perché altro non serve. La forza la devo trovare dentro di me.


LA RELAZIONE TERAPEUTICA

SPUNTI POETICI

a cura di Laura Fogu, psicologa coordinatrice di CASAMELIA

 

Se ogni giorno cade

dentro ogni notte

c’è un pozzo

dove la chiarità sta rinchiusa

bisogna sedersi sul bordo

del pozzo dell’ombra

e pescare luce caduta

con pazienza”    

                                                                                                   (Pablo Neruda)

 

vita in salita, solo tanta fatica

sogni speranze desideri…non resta nulla,,,

solo l’illusione di una finta via d’uscita

 

smetto quando voglio non mi ferma nessuno

sono onnipotente sono immortale…

 

ma cosa me ne faccio di questo star male, costante e continuo

questo star male che non finisce mai?

 

Sono solo nel buio

e solo il buio mi aiuta a non vedere, a far finta che non è tutto così male

a far finta che non sono solo, a far finta che ce la posso fare…

 

e adesso che sono infettato, e sono infettivo

una parte di me sprofonda nel buio

 

un pezzo di vita finisce, solo il buio mi attrae…e se la facessi finita?

 

una panchina in un parco, un marciapiede sotto un portico, una macchina sotto un cavalcavia, un pontile…dormo e mi nascondo…

un posto vale l’altro, quando dentro e fuori c’è solo freddo e buio…

 

e intanto scivolo, scivolo, scivolo…scivolo sempre più in fondo…

 

ma forse c’è un posto dove posso stare, anche se sto male

un posto dove posso stare, proprio perché sto tanto male…

 

ma che strane persone ci sono in questo posto…

mi sorridono … e mi dicono “ben arrivato”,

e mi dicono “non c’è fretta” ci conosceremo, un po’ alla volta…

 

forse allora loro lo sanno che se stai tanto tempo nel buio, troppa luce tutta in una volta magari ti acceca…

e allora sì facciamo senza fretta, un po’ alla volta

 

e intanto per un po’ mi godo un tetto, un letto, un piatto pieno, medicine…

e posso dormire, mangiare, lavarmi, curarmi

 

intorno a me mani che accudiscono, orecchie che ascoltano, occhi che guardano…

 

e io lo so che è solo un lavoro, che se stanno con me è solo perché li pagano…

ma se invece fosse vero che almeno un po’ questo lavoro gli piace…?

 

ma non lo vedi che mi sto sgretolando?

il corpo si sgretola, l’anima si sgretola…

ma davvero pensi di poter fare qualcosa?

ma davvero pensi di potermi aiutare?

 

Stammi lontano, non mi parlare

Stammi lontano, non ti avvicinare

Stammi lontano, non mi toccare

 

e allora ti tratto male, ti sfido, ti insulto, ti aggredisco…

ma tu sei sempre lì…ma perché tu sei sempre lì?

 

e cerco di distruggere tutto, come ho sempre fatto

perché questo so fare…

ma tu sei sempre lì…ma perché tu sei sempre lì?

 

ma non lo sai che non puoi fare andare via il buio?

E se invece fosse vero che … forse, come dici tu,

se dentro il buio ci guardiamo insieme…forse…

 

ma io no che non ci credo…ma se intanto ci credi tu…

ma io no che non mi fido…ma se intanto ti fidi tu…

ma io non che non ci voglio guardare nel buio…ma se intanto ci guardi tu…

E tu sì che ci credi…e tu sì che ti fidi

Forse per questo sei sempre lì?

 

e adesso che lui che è in camera con me sta tanto male…

deambulatore poi sedia a rotelle poi solo letto…

un letto dove mangiare, lavarsi, dormire…

prepararsi ad andare…prepararsi alla fine…

 

e io guardo e ho paura

paura per lui…paura per me..

perché io sono come lui..

e forse il prossimo sono io…

e se non sono io sarà quello dell’altra stanza…

 

e tu sei sempre lì…

 

e io lo vedo come ora stai con lui….e così poi starai con me…

e io lo vedo come ora ti prendi cura di lui…e così poi ti prenderai cura di me…

e io lo vedo come ora assisti lui…e così poi assisterai me

finché ce la faccio…sarai lì, con me, fino alla fine…

 

con cura…

con pazienza…

con amore…


NEWS ED EVENTI – IL CENTENARIO DI PORTO MARGHERA

 

 

LA STORIA GIUDIZIARIA DEL PROCESSO ALLA CHIMICA

 GRANDE SUCCESSO PER L’EVENTO DI GEA AL CANDIANI

 

Un grande evento per celebrare il Centenario dalla Fondazione di Porto Marghera.

Il  15 maggio scorso la cooperativa sociale Gea ha promosso un importante cincontro pubblico  in collaborazione con Centro Culturale Candiani del Comune di Venezia, Ordine Avvocati di Venezia e Camera Penale veneziana. L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del Comitato per il Centenario dalla Fondazione di Porto Marghera. Un’occasione di informazione e formazione per avvocati, giuristi e cittadini.

 

Il racconto giudiziario nello scenario della storia della città

Al centro del confronto la storia giudiziaria del maxi processo alla chimica, istruito dal pubblico ministero Felice Casson e celebrato dal 1998 al 2006. IL maxi processo per la malattia e la morte degli operai addetti a cvm (cloruro di vinile monomero) e pvc (polivinilcloruro) del Petrolchimico è stata raccontata tenendo conto di tutti i punti di vista: da un lato pubblica accusa e parti civili; e dall’altro difese dei dirigenti Montendison ed Enichem imputati. Ma il racconto giudiziario si è collocato nello scenario complessivo della storia di Porto Marghera e  della città di Venezia.
Un grande successo di pubblico

Oltre 200 persone hanno seguito con grandissimo interesse l’evento tenutosi nella grande sala del Centro Culturale Candiani a Mestre. A testimonianza di come la storia giudiziaria di Porto Marghera sia un argomento stimolante per i professionisti del diritto  ma anche per la cittadinanza.

L’iniziativa è stata aperta dalla proiezione del cortometraggio animato “El mostro, la coraggiosa storia dell’operaio Gabriele Bortolozzo” realizzato da studio Liz e commentato dal disegnatore Lucio Schiavon.

 

Gli interventi dei relatori

Dopo il saluto in rappresentanza del Comitato per il Centenario di Porto Marghera, tenuto da Beppe Saccà, operatore culturale del Comune di Venezia, è intervenuto Marco Borghi, direttore dell’istituto Iveser,  illustrando i materiali fondamentali del maxi processo cvm e di altri procedimenti – come il processo per le morti da amianto degli operai dei cantieri Breda – custoditi nell’archivio dell’associazione.

L’avvocato Annamaria Marin, presidente della Camera Penale, ha spiegato la posizione delle parti civili e della pubblica accusa nel maxi processo mentre l’avvocato penalista Marco Vassallo ha presentato la posizione delle difese degli imputati.

L’avvocato Giorgia Masello, vice presidente della cooperativa sociale Gea,  è entrata nel vivo degli aspetti teorici ripercorrendo i fondamenti teorici nel complesso rapporto tra diritto penale e scienza.

Nel confronto è intervenuto anche Beppe Gioia per commentare il ruolo cruciale che i media hanno avuto nel raccontare una vicenda così impegnativa anche dal punto di vista tecnico.

 

Il contributo alla riflessione

L’evento ha voluto contribuire all’elaborazione di un concetto di Giustizia che riguarda la consapevolezza collettiva ben al di là delle vicende giudiziarie che meritano il rispetto delle regole proprie del processo penale. Un percorso di ricerca, condivisione ed elaborazione mai concluso ed in cui la lezione del passato serve per il presente e il futuro.

 

 

La tavola dei relatori all’evento del 15 maggio: da destra verso sinistra Marco Borghi, Beppe Gioia, l’avvocato Annamaria Marin, l’avvocato Marco Vassallo, l’avvocato Giorgia Masello e la moderatrice Nicoletta Benatelli

 

 

IL MAXI PROCESSO CVM, UNA SINTESI STORICA

a cura di Nicoletta Benatelli

 

In primo grado vengono celebrate 150 udienze; il totale delle pagine agli atti supera il milione e mezzo di pagine.

Capi di imputazione. I capi di imputazione sono due: il primo riguarda la morte e la malattia dei lavoratori addetti al cvm-pvc; il secondo riguarda il disastro ambientale dovuto alle emissioni di cvm-pvc nell’ambiente.

I casi trattati. Sono 157 i casi di lavoratori addetti al cvm-pvc morti di tumore esaminati nel processo e 103 i casi di malattia: l’accusa si basa su quanto affermato dalla IARC (agenzia internazionale di ricerca sul cancro) che inquadra il cvm come sostanza cancerogena in grado di produrre tumori del fegato e del polmone nonché altre malattie.

Le discariche. Sul fronte ambientale invece sono 35  le discariche abusive per un totale di 5 milioni i metri cubi di rifiuti tossici.

Gli imputati. Gli imputati sono 28 manager dirgenti di Montedison ed Enichem. Tra gli imputati eccellenti Eugenio Cefis, prima presidente Montedison e poi presidente Eni. In aula bunker gli imputati sono difesi da più brillanti avvocati d’Italia, tra questi il professor Federico Stella che svilupperà la tesi che il processo non si sarebbe nemmeno dovuto fare poiché è impossibile ricostruire le responsabilità penali degli imputati.

L’accusa. Casson mette alla sbarra un intero sistema produttivo e sembra un’impresa titanica ricostruire, accuratamente e con assoluta certezza, le responsabilità di ciascun manager dirigente.

Le parti civili. Per quanto riguarda le parti civili,  non ci sono soltanto i familiari delle vittime, ma anche Comune di Venezia, Provincia di Venezia, Regione Veneto e Ministero dell’Ambiente rappresentato dall’avvocatura dello Stato. Sono rappresentati anche sindacati ed associazioni ambientaliste.

L’assoluzione degl imputati in primo grado ed il risaricmento del danno ambientale. Il 1 novembre 2001, poche ore prima del pronunciamento della sentenza di assoluzione in primo grado, il Ministero dell’Ambiente – rappresentato dall’avvocatura dello Stato – ottiene, mediante una transazione extragiudiziale, ben 525 miliardi di lire come risarcimento del danno ambientale.

In primo grado gli imputati saranno assolti per la mancanza dell’elemento psicologico del reato, almeno fino al 1973 i dirigenti Montedison non sapevano che il cvm ra cancerogeno e successivamente l’azienda mise in atto sistemi di protezione adeguati a tutela degli operai.

Nel 2004 però la sentenza d’appello infligge alcune condanne. Nel 2006 la Corte di Cassazione cofnermerà le condanne.

 

LA SENTENZA DI APPELLO

  Nel dicembre 2004  la sentenza d’appello non solo riconosce il nesso di causa tra l’esposizione a cvm e alcune malattie (angiosarcoma del fegato, alcuni tipi di epatopatie e morbo di Raynaud) ma sancisce anche la responsabilità dei vertici di Montedison, che avrebbero dovuto tutelare la salute degli operai.  In appello infatti per la morte da angiosarcoma epatico dell’operaio Tullio Faggian, i giudici  condannano anche il responsabile civile Edison Spa a liquidare una provvisionale ai familiari del lavoratore  deceduto.

In prescrizione i sei casi di angiosarcoma del fegato. Nel frattempo però gli altri sei casi di morte per angiosarcoma – (un tipo di cancro del fegato che in natura colpisce circa un soggetto su un milione)- avvenuti prima del 1999 – sono caduti in prescrizione.

Nesso di causa e responsabilità. La diagnosi di angiosarcoma da cvm nel caso di Faggian era stata riconosciuta anche dal tribunale di primo grado, ma allora per il presidente Ivano Nelson Salvarani non era provata alcuna responsabilità dei singoli imputati.  La sentenza d’appello invece associa al caso di Faggian il riconoscimento della colpa degli imputati Montedison che ricoprivano i vertici aziendali tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta. I giudici d’appello accolgono la tesi del Pm Casson che aveva sottolineato come fin dagli anni Sessanta fosse noto che il cvm era una sostanza perlomeno tossica e perciò i vertici aziendali sarebbero stati tenuti per legge a tutelare adeguatamente la salute dei lavoratori, anche prima della scoperta della cancerogenicità della sostanza.

Aspetti impiantistici ed ambientali. La sentenza d’appello  riconosce la responsabilità degli imputati anche sul fronte impiantistico per la mancata collocazione di cappe di aspirazione tra il ’74 e l’80 e per quanto riguarda i reati ambientali, sancisce la violazione delle normative sugli scarichi in laguna fino al ’96, coinvolgendo così non solo gli imputati Montedison, ma anche i vertici di Enichem.

LA SENTENZA  DI CASSAZIONE

Nel 2006 la Corte di Cassazione conferma  le condanne inflitte già con la sentenza d’appello ai manager di Montedison che ricoprirono ruoli di primo piano al Petrolchimico di Porto Marghera, tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta. La condanna è  stabilita in relazione alla morte per angiosarcoma del fegato dell’operaio Tullio Faggian, deceduto nel 1999. La sentenza riconosce anche la responsabilità dei vertici delle aziende, tra il ‘74 e l’80, per l’omessa collocazione di impianti di aspirazione nei luoghi di lavoro. Infine la responsabilità di altri manager del Petrolchimico è riconosciuta (anche se è intervenuta la prescrizione) per la violazione delle normative sugli scarichi in laguna fino alla fine degli anni Novanta.

La sentenza della Corte di Cassazione accoglie il concetto chiave della prevedibilità delle malattie sviluppatesi a danno degli operai. Il collegio di Cassazione chiude così definitivamente il lungo capitolo del maxi processo per le morti da cvm dei lavoratori del Petrolchimico.

 

 

L’ARCHIVIO DELL’IVESER VENEZIA

di Marco Borghi, Direttore Iveser

 

Nel panorama territoriale l’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea (Iveser) è tra le realtà culturali che più attivamente si è impegnata nel recupero e nella valorizzazione del patrimonio storico-documentario della città di Venezia e del suo territorio in età contemporanea, assicurando la conservazione di una importante documentazione, che altrimenti sarebbe andata irrimediabilmente dispersa, fondamentale per ricostruire la storia del territorio, soprattutto del secondo Novecento.

 

Il patrimonio storico del secondo Novecento

L’archivio dell’Iveser iniziò a costituirsi qualche anno dopo la sua fondazione (1992) su impulso soprattutto di Cesco Chinello. L’archivio custodisce un notevole complesso documentario, in parte disponibile al pubblico, formatosi attraverso i numerosi depositi archivistici che si sono succeduti nel corso del tempo e che ne hanno costituito, per così dire, il patrimonio storico, corrispondenti a più di 50 fondi, per oltre 1.000 faldoni, riguardanti la storia politica, sindacale, culturale, sociale veneziana e nazionale del Novecento.

 

I documenti conservati

L’istituto, oltre al proprio archivio (in senso stretto), conserva documenti depositati da enti e persone; tra gli archivi conservati si ricordano: il fondo del Convitto Scuola “Biancotto”, il fondo Silvio Stringari, il fondo dell’Associazione provinciale Volontari della Libertà, il fondo Giustizia straordinaria Venezia e provincia (1945-1947), il fondo Aldo Damo, il fondo Giuseppe Turcato, il fondo Giannantonio Paladini, il fondo Francesco Tullio Roffarè, il fondo Giovanni Tonetti, il fondo Riccardo Ravagnan, il fondo Camillo Gattinoni, il fondo Cesco Chinello, il fondo Umberto Conte, il fondo Agostino Zanon Dal Bo, il fondo Benito Canever, il fondo Giorgio Cavanna, il fondo Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia, il fondo Filcea.

Dal 2007 l’archivio si è ulteriormente arricchito con la donazione della documentazione politica e professionale dell’avv. Emanuele Battain, dell’archivio Giovanni Filipponi, dell’archivio della Federazione provinciale di Venezia dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia e dell’archivio sul Petrolchimico di Porto Marghera. Tra le ultime importanti acquisizioni l’archivio dell’urbanista Luigi Scano, parte dell’archivio dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Venezia, l’archivio di Renzo Biondo, l’archivio di Franco Bellotto / Associazione Esposti Amianto, l’archivio dell’avvocato Luigi Scatturin contenente un imponente documentazione sul processo al Petrolchimico di Porto Marghera.

 

I catologhi consultabili in rete

I fondi sono parzialmente riordinati (i cataloghi, per ora, sono consultabili in sede) e aperti al pubblico. Una prima sommaria descrizione dell’archivio è stata effettuata da Gabriella Solaro e pubblicata nel volume Storia d’Italia nel secolo ventesimo. Strumenti e fonti, a cura di C. Pavone, III, Le fonti documentarie, Roma 2006 un’altra, più accurata, da Andrea Torre nella Guida agli archivi della Resistenza pubblicata nella “Rassegna degli Archivi di Stato”, n.s., II, n. 1-2 (2006), sebbene entrambe devono considerarsi ormai superate. Nel sito dell’Istituto (www.iveser.it) è pubblicata una descrizione dei singoli fondi.

Oltre al materiale cartaceo l’Istituto conserva anche un consistente archivio di fonti audiovisive, un archivio fotografico e un archivio di manifesti, quest’ultimo in buona parte digitalizzato e consultabile online.

Per consultare la documentazione è necessario compilare una domanda di consultazione e osservare le norme del regolamento, avendo riguardo anche alle norme contenute nell’art. 11 del Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici, negli altri Codici che disciplinano il trattamento e la protezione dei dati personali (in particolare il D.Lgs 196/2003) e negli artt. 122-127 del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (D.lgs. 22 gennaio 2004, n. 42).

 

 

Informazioni

L’Iveser è disponibile ad accogliere nel suo archivio ulteriore documentazione da parte di privati, associazioni, imprese, istituzioni.

Per la consultazione del materiale documentario gli orari sono i seguenti: lunedì e mercoledì: 10.00-13.00/14.30-17.00; martedì e giovedì: 10.00-14.00; venerdì: su appuntamento.

 

Un’immagine dell’archivio dell’IVESER

 


 

EL MOSTRO LA CORAGGIOSA STORIA DI GABRIELE BORTOLOZZO

IL CORTOMETRAGGIO DI STUDIO LIZ

 

Qualche decennio fa, chi percorreva di sera il Ponte della Libertà, il nastro d’asfalto che unisce la città una e trina, assisteva una visione unica: partendo dal centro storico, un miracolo di luci, colori, fumi e fiamme coesistevano in paradossale armonia con l’ambiente urbano che lo attorniava: la bellezza assoluta di Venezia, e le città di terraferma.

Giorno dopo giorno ci si abituava, si introiettava quel contrasto al punto di sentirlo intrensicamente naturale. El mostro – quei fumi, quelle luci, quell’imbroglio – ha il dono della lievità, il potere della seduzione, la musicalità della promessa: ha un’apparenza sinuosa, ma un animo mefistofelico, e se ti prende non ti lascia più.

A quei tempi era invisibile, silenzioso, attraente: era il miraggio di un lavoro sicuro, la certezza di poter comprare merci, di mandare i figli a studiare e pagargli il dentista. Era l’America in provincia, minor fatica e più reddito, un sogno fronte laguna.

S’insinuava silenzioso nei corpi, si portava via le vite degli operai con inoffensiva semplicità statistica: era il prezzo da pagare, e molti pensavano ne valesse la pena.
Gabriele Bortolozzo, uomo mite, spiritoso, dotato di immaginifica lungimiranza ha rotto l’incantesimo, ci ha costretti a guardare in faccia la realtà. Lo ha fatto con coraggio, ma in solitudine, e ci ha lasciati troppo presto, non senza però affidarci una grande eredità.
Da questa siamo voluti partire per raccontare un risveglio, di coscienze e di memoria che dobbiamo non solo a Gabriele ma anche a noi stessi e a coloro che verranno dopo di noi.

Il nostro cortometraggio ha l’ambizione di voler offrire nutrimento ad una  discussione e ad un dibattito su temi che sentiamo nevralgici e rischiosamente sotterrati da una sorta di asfissiante emergenza: lavoro, diritti, salute, benessere.

Temi che oggi come allora sono al centro della scena politica, sociale e culturale ma restano sospesi e sembrano irrisolvibili. Gabriele Bortolozzo ha ingaggiato una lotta impari ma esemplare contro un sistema, questa lotta ha generato una bella storia, e il nostro cortometraggio vorrebbe che questa bella storia diventasse patrimonio di tutti.

 

Scheda tecnica del cortometraggio

Regia: Lucio Schiavon e Salvatore Restivo

Produzione esecutiva: Elisa Pajer

Illustrazioni: Lucio Schiavon

Animazioni e Montaggio: Salvatore Restivo, Giacomo Severi, Matteo Reato, Simone Antonucci

Storyboard: Michele Dissegna

Sceneggiatura: Federico Fava

Collaborazione alla sceneggiatura: Cristiano Dorigo

Musiche originali: Paki Zennaro

Grafica: Alessandra Pavan e Maddalena Quaggia

Produzione: Studio Liz in collaborazione con Studio Magoga

Con il contributo di Studio 3A

 

Un’immagine del pubblico che ha affollato il Candiani per l’evento del 15 maggio 2017

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