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Gea News – La newsletter della cooperativa sociale GEA

NUMERO 0 – APRILE 2017

 

SOMMARIO

In questo numero

-L’avvio della newsletter di Gea

-LA PAROLA AGLI ESPERTI. Intervista a Fabrizio Guaita

-SERVIZI DI GEA. Lo sportello assistenza legale alle persone in condizione di marginalità

-NEWS ED EVENTI. Un anno di attività per la promozione culturale e sociale

 

 

NASCE LA NEWSLETTER DI GEA

UN PROGETTO SPERIMENTALE PER RACCONTARE L’EVOLUZIONE DEL WELFARE CONTEMPORANEO

Condividere il lavoro sociale ed allargare l’orizzonte della riflessione e del confronto.

E’ questa la sfida che si pone la newsletter di GEA, un progetto sperimentale che punta a sostenere la condivisione di attività ed iniziative tra operatori ed operatrici di GEA.

Allo stesso tempo però la newsletter apre anche uno spazio per ospitare testimonianze, interviste e interventi di esperti esterni per descrivere l’evoluzione del welfare contemporaneo.

Il 7 e il 13 marzo si sono tenuti, nella sede della cooperativa, in via Miranese a Mestre, due forum di confronto con coordinatrici e coordinatori dei servizi di GEA e con referenti di servizio.

I forum avevano l’obiettivo di condividere con operatori ed operatrici il metodo di lavoro da avviare per realizzare la newsletter.

Nella discussione si è arrivati a definire almeno quattro diverse sezioni della newsletter all’interno dei quali proporre e pubblicare materiali in linea con le esigenze emerse.

 

SERVIZI GEA

La prima sezione è dedicata ai SERVIZI GEA e prevede la pubblicazione di materiali inerenti le attività gestite dalla cooperativa. Ogni servizio può candidarsi a presentare materiali di approfondimento sulle proprie attività, nonché dati e informazioni utili anche per far conoscere le proprie iniziative. E’ stato messo in evidenza anche come sia importante cercare di raccontare  storie di vita e testimonianze (mantenendo ovviamente il massimo rispetto sulla privacy  che riguardano gli utenti e le loro situazioni, nonché gli interventi messi in campo da ogni servizio. L’idea è quella di costruire in progress una storia della cooperativa.

LA PAROLA AGLI ESPERTI

La seconda sezione proposta si intitola LA PAROLA AGLI ESPERTI e prevede invece uno spazio in cui intervistare o pubblicare interventi a cura di esperti del settore socio sanitario: rappresentanti istituzionali, dirigenti dei servizi pubblici di enti locali ed aulss, opinion leader etc.

Questa sezione vuole contribuire alla diffusione di una visione critica, e al tempo stesso costruttiva, del lavoro sociale. Inoltre l’idea è di avviare un confronto aperto sulle grandi sfide della società contemporanea attraversata da una crisi senza precedenti.

La sezione potrebbe ospitare anche gli esiti di forum svolti nella sede della cooperativa in cui invitare uno o più esperti per un confronto diretto con gli operatori. Il confronto dovrebbe avvenire su un tema di attualità che sia di competenza dell’esperto/degli esperti o può anche essere proposto dagli stessi soci.

NEWS

GEA da sempre si impegna nella creazione di eventi culturali per la promozione umana e la coesione sociale. La terza sezione intitolata NEWS è destinata a presentare la programmazione o gli esiti dei più importanti eventi pubblici promossi dalla cooperativa.

L’ANGOLO DEI SOCI

E’ emersa infine la necessità di aprire anche uno spazio totalmente gestito dai soci. La quarta sezione si chiama dunque L’ANGOLO DEI SOCI e prevede di ospitare testimonianze, recensioni di libri e di film, idee e progetti, esperienze (corsi di formazione, viaggi, etc) e segnalazioni varie provenienti dagli stessi operatori di GEA.

 


LA PAROLA AGLI ESPERTI

INTERVISTA A FABRIZIO GUAITA, RESPONSABILE EDUCAZIONE E PROMOZIONE DELLA SALUTE AULSS 3 SERENISSIMA

Guardare dentro se stessi e leggere le contraddizioni della nostra società, per coltivare la nostra salute individuale e collettiva”

 

All’interno dell’aulss 3 Serenissima Fabrizio Guaita è direttore dell’Unità Operativa che associa Formazione, progetti di Sperimentazione e Ricerca Clinica e Progettazione europea al SEPS che riguarda la clinica della prevenzione dei principali fattori di rischio per la salute, in particolare di bambini, adolescenti e giovani. 

E’ un medico psichiatra inquadrato nell’area “Organizzazione dei Servizi Sanitari di base”, con specializzazione in Terapia sistemica e familiare.

 

Dottor Guaita, nella sua carriera Lei ha ricoperto diversi ruoli impegnandosi in prima persona anche in servizi all’avanguardia…

Già nel 1978 ho cominciato ad interessarmi di tossicodipendenza giovanile, lavorando prima come consulente allo SMAST provinciale di Venezia-Mestre e, dal 1983 fino al 1998, dirigendo il Servizio Tossicodipendenze dell’ULSS 17 di Mirano. Da luglio 1998 fino ad aprile 2014, ho diretto il Servizio Educazione e Promozione della salute (SEPS) del Dipartimento Prevenzione dell’ULSS 13 e ora sono Direttore dell’UOC che associa a questo servizio anche Formazione, Sperimentazione e Ricerca clinica anche in ambito di progetti europei. In tutti questi anni ho ricoperto anche ruoli di responsabile organizzativo e scientifico in una serie di progetti e programmi regionali: interventi con operatori di strada, prevenzione AIDS/HIV in ambito scolastico, sensibilizzazione degli operatori socio-sanitari del SSR nell’affrontare il tema alcool con i loro pazienti, Programma Peer Education per la prevenzione di comportamenti rischiosi degli adolescenti etc.

Lei ha una lunga ed articolata esperienza in tema di servizi socio sanitari: quali sono i cambiamenti più importanti che sono avvenuti nel sistema del welfare negli ultimi 30 anni?

Dal mio limitato punto di osservazione posso notare che tali servizi si sono modificati in differenti ed apparenti contradditorie direzioni. Da una parte è migliorata la loro visibilità nel territorio, la capacità di farsi riconoscere come interlocutori dalle altre istituzioni, e sono cresciute anche professionalità e conoscenza delle tematiche affrontate in alcuni casi con approccio molto profondo e raffinato. Dall’altro lato però mi pare che sia venuta meno, per alcuni servizi (ad esempio per Consultori Familiari e Sert) la spinta propulsiva iniziale, che aveva permesso di strutturare una nuova modalità operativa, più legata al territorio, agli utenti, alle loro famiglie, attenta anche agli aspetti promozionali e preventivi. Molti servizi mi pare che si siano come “rinchiusi” nella propria specificità e questo ha portato ad una rigidità che in parte impedisce di farsi carico di nuove problematiche/patologie (penso ad esempio alle nuove modalità di consumo di sostanze da parte di giovani e giovanissimi). Si aggiunga inoltre che il ridotto turn-over degli operatori ha di fatto portato ad un invecchiamento generale, con maggior esperienza, ma minore possibilità di passare conoscenze ed idee progettuali nuove.

Come è cambiato lo scenario sociale in cui operare? Quali sono gli elementi che definiscono meglio la crisi attuale?

In parte ho già risposto a questa domanda. E’comunque vero che alcuni elementi importanti impattano sul contesto sociale attuale: penso all’immigrazione (di prima e seconda generazione), alla crisi economica che ha ridotto le risorse rivolte alla progettualità e alla prevenzione per finalizzarle agli interventi assistenziali di prima necessità, alle nuove tecnologie di comunicazione con i loro ambivalenti risvolti sul piano personale e sociale. Anche nell’area dell’aggregazione giovanile modifiche mi pare che ce ne siano state parecchie: la riduzione dei gruppi informali dei coetanei, le difficoltà nel pensarsi in un futuro professionale e personale che appare sempre più incerto, la spinta della società nel suo complesso a formare dei buoni consumatori piuttosto che dei cittadini dotati di un necessario pensiero critico… 

Siamo di fronte ad una crisi economica (le istituzioni pubbliche parlano sempre di tagli di spesa) o a una crisi culturale? Ci sono stati negli ultimi trent’anni dei cambiamenti a livello di paradigmi culturali di riferimento?

Non so  se si tratti solo di una crisi culturale o anche di una crisi di valori, nel senso che si assiste ad una sorta di strabismo per cui rimangono fermi valori importanti (lo sguardo distante) non molto diversi da quelli presenti 30 anni fa (pace, famiglia, amore, amicizia,…), accanto a microvalori (lo sguardo verso il basso) non sempre a mio parere positivi (ad esempio il successo nell’ottica anglosassone dell’apparire, del mostrarsi o la  furbizia, intesa come raggiungimento di obiettivi immediati utilizzando scorciatoie di vario tipo). Credo inoltre che la famiglia, come le altre istituzioni educative (scuola, parrocchia, ente locale, associazionismo…), siano in grossa difficolta sia nel trasmettere i valori più importanti sia nell’interpretare in modo efficace e utile il loro ruolo.

Come sono cambiati gli utenti? Lei ha grande esperienza, per esempio, di tossicodipendenza. Oggi sembrano scomparsi i tossicodipendenti eroinomani del tipo “Noi ragazzi dello zoo di Berlino”, ma il consumo di sostanze (in diversa forma e provenienza) sembra in aumento soprattutto tra i giovanissimi…

Si, è vero, anche se poi non sarei così convinto che l’eroina sia in calo, anzi. E’comunque vero che è cambiato il rapporto con le sostanze psicoattive, che ora vengono “assunte” come un bene di consumo, spesso scegliendole non solo in funzione della loro disponibilità sul mercato, ma anche in funzione degli effetti ricercati e dei contesti in cui utilizzarle. Certamente sono aumentate le “droghe prestazionali”, che permettono di fare tante cose in poco tempo e al top. Certamente si sono ridotte le botteghe e i botteganti specializzati (spacciatori di hashish, eroina, cocaina, MDMA, farmaci…) mentre sono aumentati i “supermercati della droga” con l’offerta di  più prodotti compresenti. Sono inoltre da segnalare alcune tendenze: l’uso/abuso di alcol come sostanza principale o favorente l’uso di altre; il netto aumento rispetto al passato di ragazze (che in alcune fasce di popolazione – per il consumo di determinate sostanze – hanno raggiunto i maschi e forse anche li hanno superati in percentuale); la totale mancanza di percezione di una condizione di dipendenza e quindi la difficoltà estrema a chiedere aiuto e rivolgersi a persone o strutture credibili ed autorevoli.

Quanto conta la formazione? Formazione degli operatori nei diversi settori, ma anche formazione delle nuove generazioni attraverso tutte le agenzie educative…

Ovviamente ritengo che la formazione sia importantissima, anche se deve fare i conti con le difficoltà che ho già segnalato e con la povertà di “pensiero laterale” in campo educativo: intendo dire che mi pare, ma spero di sbagliarmi, che manchino idee e progettualità innovative, originali, capaci di leggere la realtà e, se possibile, anche di sapere anticipare alcune linee evolutive. Penso ad esempio a “scuole” di genitori in difficoltà, alla necessità di imparare e sperimentare regole di convivenza come saper dire di no, all’applicazione di sanzioni educative, all’imparare a litigare con modalità non distruttive…  

Oggi tutti parlano di salute, ma cos’è davvero la salute? Qual è nella sua esperienza il legame che va preservato nel rapporto mente-corpo? Quanto può contare una dimensione anche spirituale dell’esistenza?

Questa domanda è molto impegnativa e non credo possa avere risposte semplici. Anzi, se avessi una ricetta valida credo che avrei premi “a gogò”. Ritengo comunque che la salute sia un equilibrio instabile e per questo vivo tra bisogni/sentimenti/vissuti/stati dell’individuo (nel proprio fisico e nella propria psiche), bisogni/sentimenti/vissuti/stati dei contesti di riferimento (famiglia, amici, scuola, lavoro, quartiere…) e i bisogni/sentimenti/vissuti/stati dei macrosistemi in cui, che ci piaccia o meno, siamo inseriti. Cercare di rispettare questo equilibrio, facendo più attenzione a leggere dentro se stessi e nei sistemi in cui si è inseriti e dando significato a sintomi, segnali, sensazioni… può essere una buona ricetta per stare in salute. Ricordando da ultimo che la salute è un concetto molto diverso da quello di organizzazione sanitaria.

 


SERVIZI GEA – LO SPORTELLO DI ASSISTENZA LEGALE PER SENZA DIMORA E PERSONE IN SITUAZIONE DI GRAVE MARGINALITA’

I SINTOMI DELLA CRISI: SEMPRE PIU ITALIANI IN DIFFICOLTA’. AUMENTA LA PRECARIETA’ DI LAVORO ED ABITAZIONE

OLTRE MILLE CONTATTI TRA 2014 E 2016

Sono oltre mille i contatti avviati dallo Sportello nel triennio 2014-2016 e centinaia le pratiche aperte. Nello specifico nel 2014 sono state avviate 37 pratiche legali. Nel 2015 le pratiche legali avviate sono  58;  nel 2016 sono state 56.  Si tratta di un servizio importante che salvaguardia i diritti fondamentali delle persone senza fissa dimora.

Analisi dell’utenza, in aumento gli over 60

L’utenza dello Sportello risulta costituita in prevalenza da persone di sesso maschile di et compresa tra i 35 e i 49 anni; seguono, in costante aumento, utenti della fascia di eta compresa tra i 50 e i 59 anni; in preoccupante notevole crescita anche richieste da parte di persone over 60.

Per quanto riguarda la provenienza degli utenti, tra gli stranieri si tratta per lo piu di persone provenienti dall’Africa. Molti di questi cercano informazioni utili per il rinnovo del permesso di soggiorno. Un dato molto rilevante e che nel 2015 gli utenti italiani hanno superato gli stranieri e si sono collocati al primo posto.

Verso una sempre maggiore esclusione sociale

La crisi economica sta caratterizzando in modo diverso da un tempo la grande esclusione sociale: aumenta infatti il numero degli italiani che, perdendo il lavoro, non possono pagare l’affitto, con conseguente precarietà abitativa. Dai contatti registrati dallo Sportello emerge la questione del lavoro nero che fa perdere il diritto al permesso di soggiorno agli immigrati. Ma si verifica anche, viceversa, che problemi correlati al rinnovo del permesso di soggiorno, siano poi causa della perdita del lavoro. In ogni caso la perdita della casa, con conseguente perdita della residenza e quindi della carta di identità, aggrava la situazione non permettendo più l’accesso ai servizi sanitari. Altre problematiche, che spingono i senza dimora a ricorrere allo Sportello, riguardano divorzi e separazioni che rompono i legami sociali e creano maggiore povertà, spesso con conseguente perdita dell’abitazione; questioni legali o amministrative pendenti; sofferenze psicologiche o psichiatriche; in qualche caso dipendenza da sostanze ecc.

LE ATTIVITA’ DELLO SPORTELLO 

La finalità principale dello Sportello e offrire alle persone che si trovano in situazione di povertà e senza dimora una consulenza e tutela giuridica qualificata ed organizzata.

 Obiettivi

∙ Favorire il miglioramento delle condizioni di vita

∙ Dare visibilità ai problemi concreti delle persone

∙ Garantire la tutela di diritti inviolabili

∙ Offrire un punto di riferimento giuridico

∙ Procedere alla risoluzione extra giudiziale del maggior numero di casi.

Organico

L’equipe e composta da un educatore‐coordinatore e da un gruppo di avvocati volontari.

Modalità di intervento

Il progetto prevede che vengano mantenuti i contatti con tutti i soggetti appartenenti al Tavolo di lavoro “Venezia e i suoi senza dimora” del Comune di Venezia, per garantire una continuità con gli interventi educativi e una presa in carico globale delle persone.

Il progetto si realizza anche grazie alla collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Venezia.

Lo Sportello collabora con altri sportelli di consulenza legale, varie associazioni e servizi pubblici e privati, a livello locale e nazionale.

 

LA NASCITA DELLO SPORTELLO. 10 ANNI DI IMPEGNO PER I DIRITTI DEI SENZA DIMORA

L’EDUCATRICE LITIANA ZAGO RICORDA L’AVVOCATO MARCO GIACOMINI

Senza dimora ed anche senza diritti, era questa la tragica situazione che una decina di anni fa gli operatori si trovavano a contrastare ogni giorno. L’allora coordinatore del progetto senza dimora della cooperativa Gea, Lorenzo Soccoli, riteneva da tempo che fosse necessario pensare ad un intervento che potesse tutelare i diritti dei senza dimora.

L’incontro con l’avvocato Marco Giacomini

L’interlocutore adatto per affrontare una questione così delicata, la cooperativa Gea lo trovò nella persona di Marco Giacomini che si dimostrò da subito interessato e disponibile. La cooperativa sociale Gea insieme a Marco Giacomini iniziò subito ad avviare i contatti con Bologna – dove era nata l’associazione degli avvocati di strada – per ricevere tutte le informazioni necessarie a sviluppare un progetto specifico a Venezia.

Lo Sportello nasce nel 2005

Lo sportello “Avvocati x senza dimora” nacque in via sperimentale nel 2005 e venne poi inserito ufficialmente nel 2006 nei progetti per i senza dimora che la cooperativa Gea seguiva grazie ad una convenzione con il Comune di Venezia. Oggi il progetto dello Sportello è autofinanziato grazie a raccolte fondi mirate e a offerte spontanee.

Un progetto sviluppato in progress

“Fin dall’inizio – racconta Litiana Zago, l’educatrice che segue tuttora lo Sportello Assistenza legale per la cooperativa Gea  – si rivelò l’esigenza tra i senza fissa dimora di avere un orientamento  legale. Il mantenimento dei diritti fondamentali infatti è un elemento imprescindibile. Il progetto venne elaborato progressivamente e il ruolo che Marco Giacomini assunse fu immediatamente di punto di riferimento per noi operatori sociali. Era lui infatti il fulcro dell’entusiasmo e dell’impegno ed era con lui che ci confrontavamo. Negli anni successivi numerose furono le iniziative che organizzammo insieme. Fatta salva la decisione di Marco di non apparire mai apertamente, ma di mantenere una totale discrezione sul suo impegno. Uno stile non dovuto soltanto all’obbligo per gli avvocati di non farsi pubblicità, ma in linea anche con il suo carattere”.

Dopo la fase di rodaggio iniziale, il progetto di assistenza legale prende il volo. Numerosi sono i convegni in cui viene presentata l’esperienza della cooperativa Gea. Le richieste via via aumentano. Gli avvocati volontari sono una quindicina e tutti riconoscono in Marco un punto di riferimento.

Un ricordo significativo

“Nel tempo la cooperativa Gea ha strutturato il progetto dello sportello; certamente nei primi anni di attività l’impegno di Marco è stato fondamentale”, conclude Litiana. “C’è un episodio che mi piace ricordare. Marco ha risolto una questione gravosa che pesava su un senza fissa dimora che girava con una lambretta ed aveva accumulato un sacco di multe. Si chiamava Giacomo questo signore. Marco lo liberò da ogni pendenza. Allora Giacomo cominciò ad andarlo a salutare in studio ogni tanto: aspettava in sala d’attesa che Marco fosse disponibile e poi gli stringeva la mano e lo ringraziava. Ogni volta che Giacomo passava dal suo studio, Marco me lo diceva con un sorriso. Anche Marco era grato a Giacomo perché lo faceva sentire bene”.

 


EVENTI E NEWS

 

GEA, UN ANNO DI INIZIATIVE PER PROMUOVERE SOLIDARIETA’ E CULTURA

La cooperativa sociale Gea nell’ultimo anno ha intensificato l’attività di eventi ed iniziative pubbliche.

Da sempre Gea ha avuto come obiettivo la promozione umana e sociale, ma in questo periodo di grave crisi si è ritenuto che l’impegno culturale sia imprescindibile da quello sociale e civile.

La riflessione sui grandi temi della nostra società infatti si rende necessaria per affrontare anche le sfide più concrete.

 

9 giugno 2016 – Inaugurazione Sportello Assistenza legale alle persone in condizione di grave marginalità

Il 9 giugno scorso Gea ha presentato in dettaglio, con un evento pubblico, le attività dello Sportello di assistenza legale alle persone in condizione di grave marginalità. Nell’occasione lo Sportello è stato ufficialmente dedicato all’avvocato Marco Giacomini, uno dei cofondatori del servizio. All’inaugurazione – oltre alla famiglia di Marco Giacomini – hanno partecipato numerosi autorevoli rappresentanti dell’avvocatura veneziana. La stampa ha dato ampio risalto all’iniziativa e nell’occasione sono stati diffusi materiali che hanno descritto in dettaglio le attività svolte dallo Sportello.

 

25 settembre 2016 – Venezia in Salute

Il 25 settembre 2016 per la prima volta la Cooperativa Sociale Gea ha partecipato all’iniziativa “Venezia in Salute” organizzata dall’Ordine dei Medici di Venezia in collaborazione con il Comune di Venezia. E’ iniziato così un percorso di collaborazione con l’Ordine dei Medici di Venezia, grazie alla disponibilità del presidente Giovanni Leoni e della dottoressa Emanuela Blundetto, membro del Consiglio.

Gea è stata presente ad un gazebo accanto al Municipio di Mestre ed ha potuto in questo modo diffondere materiali sulle proprie attività. Tra i materiali diffusi: la presentazione della Cooperativa; le attività di Casa Amelia per persone con infezione da HIV/AIDS e di Vita Indipendente per le persone con perdita di autonomia. Progetti ritenuti specificatamente interessanti per il pubblico che ha partecipato all’iniziativa. L’evento – che l’Ordine dei Medici organizza ormai da alcuni anni – vede la partecipazione e la collaborazione anche dell’Azienda ULSS 3 Serenissima e di organismi importanti della sanità convenzionata e del privato sociale, nonché di numerose associazioni socio-sanitarie.

 

Autunno in giallo – Presentazione dei libri “Delitti in laguna” di Letizia Triches e “Pericolo giallo” di Fulvio Ervas

Il 27 settembre 2016, alla Libreria Feltrinelli di Mestre, Gea ha presentato il libro “Delitti in laguna” di Letizia Triches, giallista nota a livello nazionale. Il libro è totalmente ambientato a Venezia.

Il 20 ottobre 2016 invece Gea ha presentato il libro di Fulvio Ervas “Pericolo giallo” che ha dato l’avvio alla rassegna “Autunno in giallo”, promossa dalla Biblioteca Civica di Mestre nell’ambito di “Mesthriller”.  In questi casi si è trattato di eventi letterari che hanno consolidato Gea come soggetto promotore di cultura a livello cittadino.

 

13 novembre 2016 – Evento “Monache, nobili e templari” con raccolta fondi per Sportello di Assistenza Legale

Domenica 13 novembre 2016 si è tenuto al teatro Kolbe di Mestre un importante evento “Monache, nobili e templari.  Una Mestre inedita attraverso i documenti d’archivio e gli scavi archeologici”. La parte scientifica dell’evento è stata curata dallo storico Davide Busato e dall’archeologa Paola Sfameni della società “Arcomai”. Nello specifico, è stata illustrata per la prima volta la localizzazione precisa della chiesa di San Giovanni delle Motte fondata dall’Ordine dei Templari a Mestre e successivamente distrutta dai cavalieri dell’Ordine di Malta. Molti anche i dettagli storici inediti forniti sulla fondazione del monastero di Santa Maria delle Grazie di Mestre.

L’evento è stato organizzato da Gea per promuovere nell’occasione una raccolta fondi per lo Sportello di Assistenza Legale alle persone in condizione di grave marginalità. L’iniziativa è stata sostenuta da Inner Wheeel Mestre, grazie al generoso contributo delle sue socie e alla disponibilità della presidente Mara Comin Tegon. L’evento è stato realizzato inoltre in collaborazione con il Centro Culturale Kolbe, grazie alla sensibilità della presidente Rossella Neri.

 

18 dicembre 2016 – “Benvenuti in paradiso!” spettacolo teatrale di e con Linda Bobbo

Domenica 18 dicembre all’Auditorium Lippiello a Mestre, si è tenuto lo spettacolo “Benvenuti in paradiso! Un viaggio tragicomico tra svariate dipendenza a Norma.” di e con l’attrice Linda Bobbo.

L’evento è stato promosso da Cooperativa Sociale Gea in collaborazione con Associazione Culturale “I sette nani”. Lo spettacolo si è concluso con l’intervento di Fabrizio Guaita, dirigente dell’AULSS 3 Serenissima che ha analizzato l’evoluzione delle dipendenze nella società contemporanea.

 

11 gennaio 2017 – Seminario sui virus dell’epatite C e dell’aids all’Ordine dei Medici di Venezia

Il 2017 si è aperto con il seminario dedicato ai virus dell’epatite C e dell’AIDS, promosso dall’Ordine dei Medici di Venezia in collaborazione con Gea. L’evento è nato grazie alla disponibilità del dottor Giovanni Leoni, presidente dell’Ordine Medici di Venezia e della dottoressa Emanuela Blundetto, del Consiglio dell’Ordine. Il seminario è stato aperto dall’interessantissima relazione del dottor Sandro Panese, primario della Divisione di Malattie Infettive dell’ospedale dell’Angelo e dell’ospedale SS. Giovanni e Paolo. Dall’intervento del dottor Panese è emerso che oggi ci sono farmaci in grado di guarire completamente l’epatite C, ma dagli altissimi costi. Ed è proprio per contenere le spese dovute all’elevato costo di questi medicinali che il sistema sanitario finora ha permesso di adottare questi farmaci solo a favore di pazienti portatori di danni al fegato con un alto livello di gravità. Si pone dunque una questione etica e politica di grande rilevanza. Per quanto riguarda l’aids invece, sempre secondo il dottor Panese, sono stati fatti passi da gigante grazie ai nuovi farmaci, ma continuano ad esserci costantemente nuovi casi di persone infettate dal virus. Nella nostra Azienda ULSS si registrano infatti alcune decine di nuovi casi all’anno. La grande sfida è diffondere tra i giovani la prevenzione primaria, riducendo comportamenti a rischio e favorendo l’abitudine all’uso del preservativo. Importante l’intervento di Emanuela Blundetto, medico di medicina generale, che ha sottolineato il ruolo dell’MMG in grado di cogliere i comportamenti a rischio e di attivare prevenzione primaria e diagnosi precoce. Gea è intervenuta per esporre il progetto di assistenza domiciliare e le attività della comunità di accoglienza Casa Amelia. La struttura si rivolge a sieropositivi e malati di AIDS ed è gestita dalla Cooperativa da numerosi anni. Hanno partecipato al seminario il direttore di Gea, Francesca Gambadoro, con Nicholas Turcati, infermiere professionale e Laura Fogu, psicologa coordinatrice di Casa Amelia.

 

30 gennaio 2017 – Presentazione del libro “Crocifissione di Matteo Lovat” di Lara Pavanetto

Una bellissima iniziativa di Gea lo scorso 30 gennaio al locale Il Palco a Mestre: un evento circondato da una bella atmosfera. Un confronto serrato e stimolante sulla follia e sulle follie, sul caso di Matteo Lovat inserito nel contesto medico e culturale del 1800, ma anche sui nostri tempi inquieti e difficili. La presentazione del libro di Lara Pavanetto “Crocifissione di Matteo Lovat” è stata l’occasione per una riflessione con la psichiatra e psicoanalista Maddalena Menotto, che ha indagato il valore della follia come straordinaria occasione di esistenza per gli esseri umani in grado di fare qualcosa di eccezionale della loro sofferenza e della loro difficoltà di inserimento nel normale contesto sociale.

Ma non sono mancati gli spunti correlati ai nostri tempi nei quali la massificazione di pensieri e stili di vita – imposti dal sistema culturale, sociale ed economico – sta sempre più riducendo libertà di pensiero ed azione degli individui. A rischio è la creatività, la possibilità di creare un cambiamento significativo in un contesto che tende ad appiattire ed uniformare i nostri comportamenti con il conseguente rischio che tutto ciò che è diverso, sorprendente ed autenticamente innovativo venga isolato, esiliato, cancellato. Maddalena Menotto ha sottolineato inoltre la gravissima situazione che vede istituzioni fondamentali per la democrazia mancare della necessaria funzione di garanzia. “Oggi tra i nostri pazienti non ci sono solo persone affette da classici problemi di psicosi – ha concluso la psichiatra – ma ci sono soprattutto persone in situazione di grave sofferenza per la perdita del lavoro, per la precarizzazione delle condizioni di vita, per l’isolamento dovuto alla mancanza di opportune reti di sostegno”. Eppure la ricetta è sempre la stessa: ricominciare a pensare, ad agire, a vivere. Insieme. Uno speciale ringraziamento infine a Susanna Sparaco per le letture e ad Alessandro Zanetti e Daniele Pirozzi per le musiche che hanno accompagnato l’evento.

 

9 febbraio 2017 – “Dalla parte di Nice”, un progetto a sostegno delle bambine africane contro le mutilazioni genitali femminili

“Dalla parte di Nice” è il titolo dell’evento, promosso ed organizzato da Gea in collaborazione con molte ONG ed associazioni e tenutosi il 9 febbraio scorso al teatro Kolbe a Mestre.  Lo scopo dell’evento è stato il sostegno al progetto di documentario sulle storie di vita delle bambine africane che si ribellano alla mutilazione genitale femminile e scelgono un percorso di libertà. Il progetto – intitolato “Dalla parte di Nice” – è promosso dal gruppo di giornalisti esperti di Africa “Hic sunt Leones” di cui fanno parte anche Luciano Scalettari, di Famiglia Cristiana, e Francesco Cavalli, reporter indipendente.

L’evento ha visto la straordinaria partecipazione dell’attrice Lella Costa che ha letto alcuni racconti delle bambine Masai salvate dalle pratiche della infibulazione genitale e dall’oppressione di  altri retaggi culturali che perseguitano le piccole. Francesco Cavalli, giornalista esperto di Africa ed autore anche di inchieste sulla morte di Ilaria Alpi, ha raccontato l’incontro con queste bimbe di otto e nove anni che scappano dalle famiglie anche per poter essere libere di studiare e vivere a modo proprio. A rischio della propria vita. Un coraggio inaudito che pone piccole vite in grado di sfidare il mondo degli adulti, le tradizioni e gli stereotipi.  Qualcuna, fortunatamente, ce la fa grazie all’aiuto di comunità e associazioni che si occupano della promozione dei bambini e delle donne. Alberto Laggia, vice presidente del Centro Culturale Kolbe e coordinatore dell’incontro, ha  reso onore ai giornalisti che  raccontano le storie del progetto “Dalla parte di Nice”.

Nice infatti è proprio una delle ragazze che ce l’ha fatta e ora, a 24 anni, è libera e ha fondato un’associazione per aiutare altre ragazze a seguire il suo esempio.   Sognano queste ragazze. Sognano un’Africa migliore e un mondo migliore, che al posto della violenza metta l’amore. Luciano Scalettari, inviato di “Famiglia Cristiana”, ha spiegato che in alcuni villaggi del Congo le bambine sono accusate di essere streghe e sottoposte a vari tipi di violenza. Eppure molte bambine resistono e, grazie a progetti di solidarietà, entrano in comunità dove possono trovare salvezza. Un bell’evento Gea che tenta di creare un ponte tra la nostra città e quest’Africa delle bambine coraggiose in grado di cambiare il mondo.

 


L’INTERVENTO

 

QUEL SOTTILE CONFINE TRA FOLLIA E CRIMINALITA’

A CONFRONTO LO PSICHIATRA ANDREA ANGELOZZI E I GIORNALISTI EDOARDO PITTALIS E MONICA ZORNETTA

di Liliana Boranga, giornalista e vice presidente associazione per l’inserimento sociale dei sofferenti psichici “Lo Specchio” onlus

Quando le cose non ci piacciono, facciamo diventare tutti mostri”. A pronunciare queste parole Edoardo Pittalis, già direttore de Il Gazzettino ed editorialista della medesima testata, intervenuto il 6 marzo scorso al Palco di Mestre per moderare l’incontro “Criminalità e follia: quali confini”? promosso dalla cooperativa sociale GEA al locale il Palco a Mestre. L’evento ha visto protagonisti anche Andrea Angelozzi, direttore del dipartimento di salute mentale dell’ Aulss 3 – Serenissima,  e la giornalista Monica Zornetta, autrice di libri come “La Resa. Ascesa, declino e pentimento di Felice Maniero” (editore Baldini e Castoldi Dalai) e “Ludwig. Storie di fuoco, sangue e follia” (Baldini e Castoldi editore). 

Così ci difendiamo creando dei mostri” ha puntualizzato Pittalis, dando poi l’avvio ad un confronto che è proseguito, lasciando aperta la riflessione attorno al concetto fondamentale: “cos’è normale e cosa non è normale? ”

 

Il sottile confine tra cominalità e follia: il caso Ludwig

Il dibattito si è anche addentrato per esaminare quel sottile confine tra criminalità e follia, per capirne le eventuali differenze. Soprattutto se il male è figlio di qualche patologia mentale, oppure sia fine a se stesso.

A Monica Zornetta –  nel corso del dibattito promosso da Francesca Gambadoro direttore della cooperativa Gea – il compito di riprendere in parte alcuni contenuti dei suoi libri e creare un percorso attraverso il racconto dell’ “azione criminale” di Furlan e Ludwig, lasciando in disparte “volutamente “ la criminalità di Felice Maniero e della sua banda, recentemente però consumatasi in faide interne e familiari, dagli sviluppi soprattutto economici . Ma forse anche patologici? Chissà.

 

Il parere dello psichiatra Angelozzi: “Difficile in molti casi prevedere la pericolosità di un soggetto”

Sull’analisi di personalità poi “divenute criminali”, ha argomentato Andrea Angelozzi mettendo l’accento sulle modalità del controllo dello stato mentale degli accusati. “Difficile prevedere la pericolosità di una persona che compie atti criminali, per la mancanza di affidabili elementi predittivi sulla singola situazione. E soprattutto”, ha precisato Angelozzi, “una malattia mentale non vuol dire sicuramente predisposizione alla violenza e all’atto criminale”.

 

La “sindrome passeggera” dei protagonisti del caso Ludwig

“E’stata soprattutto una motivazione moralizzatrice quella che ha provocato i crimini di Furlan e Ludwig” ha spiegato Monica Zornetta, soffermandosi sulle critiche che i due portavano ai giovani che frequentavano le discoteche ritenendoli privi di cultura e perciò da punire. Condannati a parecchi anni di carcere entrambi, grazie ad una seconda perizia, hanno visto poi la loro pena diminuita a causa dell’individuazione di una sindrome definita “passeggera”. E oggi sono liberi. Come Maniero d’altronde.

 

Il paradosso della psichiatria che cura anche su ordine della magistratura

“Uno psichiatra è capace di prevedere un atto criminale?” si è chiesto Andrea Angelozzi rilevando ancora come “l’elemento che fa la differenza è il tipo di disturbo e talune sue caratteristiche e non la generalità del disturbo. Contano molto di più poi tanti altri fattori, fra i quali la storia personale o quella familiare”. Aggiungendo che dopo il crimine” spesso purtroppo nella perizia non vengono rilevati elementi che permettano di dare delle risposte. Oggi c’è sempre più la tendenza da parte degli avvocati di far manifestare patologie psichiatriche per evitare il carcere con il vantaggio di non finire più negli ospedali psichiatrici”. Il dottor Andrea Angelozzi ha concluso il dibattito affermando che “la psichiatrica è l’unico ambito, dove si ha l’obbligo di curare per ordine della magistratura, ma il paradosso è che in alcuni casi sembra che gli psichiatri stabiliscano la pena e i magistrati la cura”.

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