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Esito dell’evento del 16 novembre 2017

EVENTO GEA CON LA PARTECIPAZIONE DI CAMERA PENALE VENEZIANA E ASSOCIAZIONE DONNE MEDICO DI VENEZIA ALLA OPEN TESTOLINI

MIGRANTI ED ITALIANI SULLA STESSA BARCA?

 “Creare reti tra istituzioni e privato sociale per fronteggiare la crisi che travolge un numero sempre maggiore di italiani”

La denuncia del presidente della Caritas veneziana: “Rischio povertà, in particolare  tra bambini e giovani”

L’allarme della vice presidente associazione Donne Medico: “Molti pazienti non riescono a pagare le cure sanitarie”

 

“Il dovere di accogliere i migranti  in fuga”

Il responsabile di Progetto Italia di Emergency: “Per l’integrazione è necessario l’utilizzo di mediatori culturali”

L’avvocato della Camera Penale: “Tutelare sempre i diritti fondamentali, ma serve anche più chiarezza nelle normative”

 

La morte di Pateh, a Venezia, la ricordano tutti. A gennaio, quasi un anno fa, si è gettato nel Canal Grande, a due passi dal Ponte di Rialto. E’ morto affogato davanti a centinaia di persone. A nulla sono valsi i tentativi di lanciargli un salvagente. Questo ragazzo africano di 22 anni, non è morto durante i tanti anufragi in Mediterraneo a causa dei quali finiscono nell’abisso migliaia di migranti ogni anno.

 Pateh è morto sotto i nostri occhi, per propria volontà, quando il suo sogno di una vita migliore – una volta arrivato in quella che era un tempo una ricca ed accogliente Italia – si è infranto.

La vicenda di Pateh è un buco nero in una delle città che, fin dai tempi della Serenissima, è stata aperta all’accoglienza e alla multiculturalità. Perché a Venezia la ricchezza mercantile ha permesso per secoli di tollerare e gestire diversità di credo religioso e geografico, di estrazione sociale e culturale. Ma oggi cosa sta succedendo?

 

Venezia di fronte alla Crisi economica che travolge anche tanti italiani

Oggi però Venezia fa i conti con una crisi che fa vacillare anche il mercato consolidato del turismo, e presenta sacche di povertà ed esclusione sociale anche tra i propri cittadini soprattutto in aree come Marghera. Non solo anziani, ma anche giovani lasciati in balìa di famiglie disgregate e per i quali sembra impossibile trovare lavoro.

Eppure, a Sud, gli sbarchi dei migranti continuano. Arrivano da noi flussi di persone richiedenti asilo scampati da paesi in guerra dove la democrazia non c’è mai stata o migranti economici in fuga dalla povertà estrema e dalla violenza.

 

L’impegno di Gea per la cittadinanza attiva e la promozione sociale

Cooperativa sociale Gea ha voluto proporre il 16 novembre scorso – allo spazio Open Testolini, in via Torino a Mestre, nel cuore del quartiere che unisce università, studi professionali e la sede di uno dei quotidiani veneziani – un confronto pubblico dal titolo “Migranti e italiani sulla stessa barca? Da Lampedusa a Venezia,  la salvaguardia dei diritti umani dei migranti e la protezione degli italiani a rischio di povertà ed esclusione sociale”.

 

La partecipazione di Camera Penale Veneziana ed associazione Donne Medico di Venezia

L’evento è stato realizzato con la partecipazione di Camera Penale Veneziana “Antonio Pognici” e associazione Donne Medico di Venezia ed ha coinvolto  protagonisti, istituzionali, esperti  dell’accoglienza e di diversi settori.

 

Le grandi questioni al centro del seminario che ha ottenuto il riconoscimento di due crediti formativi dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto

Quali sono i percorsi di civiltà davvero praticabili oggi? Come intrecciare diritti e doveri dei migranti?  Come è possibile mettere fine alla guerra tra poveri e rifondare principi di solidarietà condivisi per fronteggiare gli effetti sempre più devastanti dell’ingiustizia sociale ed economica che tocca anche ampie fasce di nostri concittadini?

Come è possibile parlare di accoglienza, se impoverimento progressivo e rischio di esclusione sociale colpiscono anche milioni di italiani?

 

Emergency, l’impegno sempre e comunque a favore dei più poveri

Il dramma di chi arriva in Italia dopo viaggi estenuanti e infinite violenze subìte è stato ricordato  da Andrea Bellardinelli, responsabile Progetto Italia di Emergency. “Le nostre attività sono  in Sicilia dove i migranti sbarcano, spesso disidratati e stremati – ha raccontato Bellardinelli – E’ lì che Emergency è presente, come anche nelle campagne del Sud, dove  i migranti vengono utilizzati per la raccolta dei pomodori e si trovano a vivere in baraccopoli con le fogne a cielo aperto”. Gli strumenti utilizzati da Emergency per raggiungere i luoghi, spesso dimenticati anche dalle istituzioni, sono pulmini mobili per portare medici, infermieri e medicine, ma soprattutto diritti e dignità. “Io sinceramente vorrei cambiare mestiere, vorrei potermi occupare di altro. Per ora continuiamo a fare il nostro dovere per favorire accoglienza ed immigrazione anche grazie all’attività dei mediatori culturali che è strategica – ha confidato Bellardinelli. – Noi vorremmo che il problema dell’immigrazione fosse risolto ed invece il paradosso è che lo scandalo della povertà oggi tocca anche i nostri cittadini e Poliambulatori, come il nostro, attivo da anni a Marghera, accolgono sempre più spesso italiani alla deriva”.

 

Gea, ridare opportunità a chi chiede una seconda possibilità

E forse la sofferenza, l’abbandono, la perdita dei diritti fondamentali davvero non hanno confini, come ha spiegato l‘avvocato Giorgia Masello, vice presidente di Gea. “La nostra cooperativa è impegnata nella gestione di strutture di accoglienza per richiedenti asilo, su incarico di Prefettura di Venezia e di Treviso – ha affermato Masello – ma allo stesso tempo offre anche uno sportello di assistenza legale a persone senza dimora o in situazione di grave marginalità, attività questa totalmente autofinanziata. Eppure ascoltando le storie di vita delle persone che ospitiamo o che si rivolgono a noi, di solito non trovo richieste meramente assistenziali, ma piuttosto domande di aiuto che riguadano i bisogni più profondi e che mostrano la volontà di tanti di trovare soluzioni e vie di uscita alla propria situazione di emergenza”.

 

Caritas,  necessario creare una rete di istituzioni e privato sociale

La Caritas veneziana è una delle organizzazioni che più è attiva sulle frontiere del disagio gestendo anche strutture di accoglienza e mense per i poveri. “Il grido d’allarme che voglio lanciare è per la povertà che sta travolgendo i nostri concittadini – ha detto Stefano Enzo, direttore dell’autorevole ente diocesano. – Ogni giorno gli ospedali ci contattano per segnalarci casi di persone malate gravemente, anche di cancro, che non hanno più i mezzi per sostenere le spese di un appartamento e non sanno dove andare. E tanti comunque non hanno i soldi sufficienti per pagarsi cure e medicine. E a soffrire non sono solo gli anziani, ma anche giovani ventenni che non riescono a trovare lavoro e nemmeno forti punti di riferimento all’interno della famiglia. Anche i bambini sono a rischio quando i gentiori perdono il lavoro. Fragilità delle relazioni, disoccupazione, scarsità di reddito, precarietà e difficoltà economiche diventano una miscela di dolore e di bisogni che nessuna istituzione può fronteggiare più da sola. Serve più che mai creare una solida rete di scambio di informazioni, esperienze e proposte”.

 

Associazione Donne Medico,  mediatori culturali utili anche negli studi medici

La difficoltà di accesso alle cure è stata sottolineata che da Emanuela Blundetto, medico di medicina generale  e vice presidente dell’associazione Donne Medico di Venezia. “Negli ultimi dieci anni ho visto situazioni impensabili rispetto a quando ho iniziato a fare il medico – ha confessato. – Tante persone, di ogni età, faticano ad arrivare a fine mese e a pagarsi farmaci e ticket per le visite. La precarietà lavorativa è impressionante, non soltanto tra i giovani. Ci sono famiglie in cui, se un genitore perde il lavoro, lo spettro della povertà diventa reale per i figli minorenni. Per quanto riguarda gli immigrati, invece  ci troviamo spesso da soli a fronteggiare tutte le difficoltà dei diversi approcci culturali e ritengo che sarebbe necessario poter contare su mediatori culturali in grado di aiutarci nella relazione con il paziente straniero”.

 

Camera Penale veneziana, tutelare i diritti inviolabili di ogni persona

L’avvocato Monica Gazzola, una delle fondatrici del progetto di Osservatorio legale sull’isola di Lampedusa – patrocinato da Consiglio Nazionale Forense e Alta Scuola di Avvocatura (ed ora sospeso per mancanza di fondi) – ha illustrato la difficoltà di intervenire anche per la Capitaneria di Porto in situazioni limite rispetto alle quali si registrano anche conflitti di compentenze e direttive. Il monito per Gazzola è sempre uno solo: “Non dobbiamo mai dimenticarci che ogni essere umano ha diritti inviolabili sanciti dalla carte internazionali e dalla nostra Costituzione, anche se servirebbe maggiore chiarezza su direttive specifiche e competenze”.

 

Medici e operatori socio sanitari in prima linea per accogliere chi soffre

Giovanni Leoni, presidente Ordine Medici di Venezia, ha partecipato all’incontro valorizzando l’impegno deontologico del medico a curare tutti e a spendersi per favorire la solidarietà verso i più deboli. “Noi occidentali abbiamo delle responsabilità verso continenti come l’Africa che sono stati sfruttati per secoli – ha evidenziato. – Ora dovrebbe essere il tempo di una seria e strategica politica europea a sostegno dello sviluppo dell’economia africana”.

Viviana Zanoboni, presidente associazione Donne Medico, ha concluso che l’impegno degli operatori socio sanitari inizia sempre dall’ascolto profondo del dolore dell’altra persona. Il dolore trasforma e può diventare anche lievito di nuove e fondamentali iniziative di aiuto concreto.

Senza confini.

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